Recupero del S. Agostino «È una grande occasione»
Il prof. Carbonara, teorico del restauro e consulente per il progetto, fa il punto «L’auspicio è di partire prima possibile. Il risultato darà prestigio alla città»
Mentre prosegue, dal luglio 2017, la conferenza dei servizi a che punto è il restauro dell’ex ospedale Sant’Agostino in predicato di ospitare la parte contemporanea del nuovo comparto culturale con Palazzo dei Musei ed ex Estense?
Il progetto, come si ricorderà, ha subito numerosi “inciampi” legali e progettuali: conterrà Fondazione Mav, una parte di libri dell’Estense e bar-ristorante così che l’iniziale idea della archistar Gae Auenti è stata resa monca dal taglio delle due simboliche torri trasparenti che dovevano ospitare migliaia di libri. La Gazzetta di Modena ha fatto il punto con il teorico del restauro e docente de La Sapienza di Roma Giovanni Carbonara che è il consulente a capo dell’advisory board voluto dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dal presidente della Fondazione Paolo Cavicchioli. «Abbiamo creato da tempo - spiega il docente che parla per la prima volta del S.Agostino - una struttura con articolazioni specifiche dedicate alle singole competenze che dovranno essere collocate qui».
Di preciso lei cosa si occupa al Sant’Agostino.
«Facevo parte, ormai molti anni fa, della giuria che fornì alla Fondazione Cassa di risparmio una rosa di tre progetti tra cui poi scelsero il progetto di Gae Aulenti e Leonardo-Ingegneri Riuniti. Più di recente con alcuni colleghi faccio parte del gruppo di coordinamento e devo dire che ho più che altro ascoltato i colleghi».
In che senso?
«Ci sono gruppi articolati di competenza, per i musei e le biblioteche ad esempio, e il nostro lavoro è stato agevolare questi incontri specifici. Ora si va avanti, io appunto ho ascoltato con molta attenzione e meditato sugli aspetti museali, culturali, relativi alle biblioteche».
Che accadrà ora?
«La palla è in mano alla Fondazione Cassa di risparmio cui competono le scelte, per quanto riguarda noi non so ancora se alla fine realizzeremo un documento con le nostre considerazioni. Io sostanzialmente sono solo un consulente».
Si potrà finalmente partire? «Io penso di sì, l’iniziativa è ottima per Modena e ad esempio a Roma non c’è un progetto simile. Ora c’è in corso la Conferenza dei servizi mentre tutti i documenti che abbiamo prodotto noi sono in mano alla Fondazione Cassa di risparmio».
Si tratterà di un cantiere di restauro complicat?
«Ci sono degli aspetti non campati in aria, questo è indubbio. Però penso non sia tutto sommato complicato restaurare il S.Agostino, prendiamo ad esempio le due parti già restaurate. La farmacia settecentesca e il teatro anatomico appena riaperto mi pare si possa dire che sono un ottimo biglietto da visita di come impostare il lavoro. Credo siano due spazi bellissimi e il merito va anche ai tecnici di Candini Arte che hanno esperienza avendo ad esempio restaurato il Duomo».
Carbonara non può e non vuole dirlo, ma certo i tempi legati a questo progetto si sono enormemente allungati. Ciò, tra varie peripezie, è senza dubbio anche da imputare a un cambio delle funzioni. Prima era centrale la Biblioteca Estense che doveva cambiare sede, ora non più e per questo le torri Aulenti sono state abortite insieme ai libri che non verranno trasportati. La conferenza dei servizi è lunghissima e all’orizzonte ora c’è la centralità della cultura contemporanea. Per questo il nuovo mantra su cui si punta è il tema delle immagini: da quelle dei libri ai dipinti, alla fotografia, alla figurina, ai disegni anatomici, creando così un legame tra eredità culturale e visione del futuro. E ci saranno progetti di “Digital Humanities” tra Gallerie Estensi, Unimore e Fondazione. Proprio il tema proposto da quelli che per anni sono stati definiti “disfattisti” perché protestavano per il “vecchio” S.Agostino.
Stefano Luppi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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