Modena recupero S. Agostino, un nuovo stop al progetto
Colpo di scena: il Soprintendente Malnati solleva due eccezioni alla nuova versione. O si risolvono o i lavori non inizieranno
MODENA. Non si riparte da zero al Sant’Agostino, ma poco ci manca. Occorrerà, infatti, cambiare almeno le parti del progetto di valorizzazione relative alle antiche mura medievali presenti nel sottosuolo e quelle del restauro delle strutture architettoniche. Problemi seri in arrivo per il progetto dell’ex ospedale settecentesco che fronteggia Palazzo dei Musei, il “disegno” della città futura più importante degli ultimi decenni per quel che riguarda la Modena culturale e urbanistica.
Ieri si è svolta - a porte chiuse - la Conferenza dei servizi che racchiude i molti enti che partecipano alla importante progettazione architettonica e di restauro dell’antico. Nel corso della quale un delegato di Luigi Malnati, soprintendente unico di Bologna e Modena, ha illustrato i rilievi sollevati dall’ente che tutela i beni culturali alla riedizione del progetto. Rilievi che possono suonare come una bocciatura, sui quali abbiano chiesto lumi al soprintendente Malnati ha accettato di spiegare nei dettagli.
Dottor Malnati, si parla di bocciatura da parte della Soprintendenza?
«Non esattamente una bocciatura per intero - dice Malnati - visto che abbiamo ad esempio dato parere favorevole per quanto ci compete relativamente alla modifica del Piano urbanistico secondo la variante al piano regolatore che passerà in consiglio comunale a Modena».
A cosa avete detto no invece?
«Abbiamo chiesto chiarimenti, in attesa del prossimo incontro della Conferenza dei servizi, per quanto riguarda la parte archeologica e quella architettonica».
Può spiegare soprintendente?
«Per quel che riguarda la parte architettonica occorre approfondire certi interventi e anche di tutto questo abbiamo lasciato traccia scritta per il prossimo soprintendente. Io infatti a giorni vado in pensione».
Per quel che riguarda la parte archeologica?
«Il progetto al momento è sub judice soprattutto per quanto riguarda la importante archeologia preventiva: ho molti dubbi come ha spiegato il mio delegato al committente della Fondazione Cassa e per conoscenza al Comune. Faccio presente che la parte di archeologia preventiva, normata dalla legge, concerne precisamente la fattibilità o meno del progetto».
Qual è il problema esatto? «Se durante lo scavo archeologico preventivo si trovano reperti è un conto, ma se ad esempio si trovano le mura medievali a pochi metri nel sottosuolo io penso vadano valorizzate perché non esistono a Modena mura valorizzate da altre parti della città».
Già in passato si sono trovate mura antiche e i progetti non si sono bloccati.
«Erano mura più antiche, d’epoca romana, e quindi poste più in profondità. Mi riferisco a quelle in piazza Roma: valorizzarle avrebbe significato compromettere l’urbanistica della piazza davanti all’Accademia militare. Anche per quelle sotto piazza San Francesco ci sarebbero stati problemi di questo tipo. Al Sant’Agostino invece mi pare si possa pensare alla valorizzazione delle mura medievali che tra l’altro potrebbero essere piuttosto elevate».
Quindi occorre cambiare il progetto?
«Per quella parte senz’altro, se ne occuperà il mio successore che leggerà le carte».
Che accade nella immediatezza?
«Servono approfondimenti tecnici e si procederà appunto con il mio successore».
Problemi non da poco conto, dunque, per questo progetto “sfortunato” e contestato per anni da parte della città e da associazioni culturali cittadine. Rispetto al vecchio progetto - di cui sono state già abortite le simboliche due torri di Gae Aulenti - i cambiamenti sono però stati significativi con la nuova scelta di posizionarvi enti come Galleria civica, Fondazione Foto, Museo della figurina, aree espositive e un ampio atrio coperto. E non va dimenticato che il ministro uscente Dario Franceschini ha fornito 18 milioni di euro per il restauro di Palazzo dei Musei ed ex Estense nel progetto Ducato Estense. Il “nodo”, però, resta l’ex Sant’Agostino sul quale ancora una volta anche gli esperti di giurisprudenza sarebbero quasi sul punto di muoversi. In questo caso sotto la lente ci sarebbe l’Accordo di programma in variante agli strumenti di pianificazione urbanistica (Psc – Poc - Rue) firmato da sindaco, presidente della Fondazione e Segretario generale del Ministero per i beni culturali.
Stefano Luppi
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