Gazzetta di Modena

Modena

Perquisita famiglia: sequestrati 3 cellulari

di Carlo Gregori
Perquisita famiglia: sequestrati 3 cellulari

Sono padre e due figlie marocchine, abitano in zona Gramsci: uno di loro avrebbe preso contatti in social con Halili

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Tre persone colpite dall’ordinanza di perquisizione a Modena tra le 13 nel Nord Italia nell’ambito dell’inchiesta dell’Antiterrorismo di Torino condotta da Digos e Ucigos. E si tratta di tre membri della stessa famiglia. Sono un padre e due figlie da poco ventenni, tutti di origini marocchine. Abitano nei paraggi di viale Gramsci. Conducono una vita apparentemente regolare. Non hanno alle spalle nessun problema con la giustizia. E non sono state mosse accuse contro di loro: nessuno è indagato. Eppure sono in qualche modo sospetti. Anzi: sono “attenzionati”, come si dice in gergo investigativo, come possibili contatti social di El Mahdi Halili, l’uomo arrestato a Cirié con l’accusa di essere un reclutatore via internet di combattenti per la jihad salafita e per l’Isis. Un talent scout di possibili terroristi, insomma.

Ma come è possibile che una anonima famiglia di immigrati nordafricani sia finita nella bufera di un’operazione grossa come quella partita ieri all’alba da Torino?

La risposta va cercata proprio in un contatto tra Halili e uno dei tre familiari su un social (non si sa se Facebook, Instagram o qualche social islamista radicale). Fatto sta che l’ordinanza di perquisizione che coinvolge 13 persone a Torino, Milano, Napoli, Reggio, Modena e Bergamo serve proprio per accertare se questi contatti via internet sono solo “agganci” casuali scaturiti da curiosità oppure se sono tentativi di prendere contatto reciproco tra Halili e altri estremisti islamici residenti in Italia.

Nel caso modenese, si sa solo che la perquisizione, condotta dalla Digos di Modena - sotto strettissimo riserbo - non avrebbe in ogni caso prodotto accuse contro uno dei tre familiari. Al padre e alle due figlie sono stati sequestrati i cellulari ed è stato sigillato e portato via anche il computer di casa. Gli investigatori Digos e Antiterrorismo dovranno capire chi dei tre ha avuto un contatto con Halili utilizzando un profilo social in famiglia. Soprattutto, questa domanda dovrà avere un seguito con altre risposte: perché è nato questo contatto? Chi l’ha attivato, Halili o uno dei familiari perquisiti? È stata attivata una chat tra i due? Certo, è possibile che l’indagine finisca con questo accertamento, come è possibile che per i tre ci siano sviluppi successivi. Si tratta anche di contestualizzare il contatto modenese con quanto emergerà dalle altre perquisizioni in corso per altri presunti jihadisti.

Tra questi c’è anche Luca Aleotti, il reggiano convertito all’islam già noto alle cronache per i suoi discorsi in favore dell’estremismo islamico che gli sono per ora costati un’indagine con l’accusa di apologia di reato (l’accusa iniziale contro di lui da parte degli investigatori era stata di istigazione al terrorismo, poi “abbassata” all’apologia) e anche l’oscuramento della sua pagina social dopo le minacce a una giornalista che aveva parlato di lui e delle indagini in corso su di lui. In febbraio, Aleotti aveva terminato un periodo di sorveglianza speciale.

Luca Aleotti è uno dei quattro convertiti all’islam oggetto di controlli nell’ambito di questa inchiesta.

La sua abitazione, all'alba, è stata perquisita dagli agenti della Digos di Reggio Emilia che hanno sequestrato il suo telefono oltre ad altri dispositivi elettronici in suo possesso. Analogamente alla famiglia marocchina di Modena, anche Aleotti non risulta ancora indagato, in attesa che gli inquirenti possano analizzare gli apparecchi sequestrati.

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