«Social, rifugio per i giovani lasciati soli»
Laamane: «I contatti con estremisti? Un rischio se nessuno li porta a conoscere le radici islamiche»
«I social sono un grosso problema per tutti, anche per noi islamici. Per questo cerchiamo di fare incontri apposta con i genitori con lezioni ad hoc sulle nuove tecnologie digitali e come le utilizzano i nostri ragazzi. Il problema dei contatti social e delle chat con reclutatori di jihadisti e terroristi esiste e riguarda soprattutto i giovani islamici nati o cresciuti in Italia, quella della cosiddetta Seconda Generazione. Sono loro i più esposti. A loro dedichiamo la massima attenzione»:
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Parla Adel Laamane, portavoce del Centro Islamico e della moschea di Via Portogallo, una delle realtà più avanzate del mondo musulmano a Modena.
Laamane, può approfondire il suo pensiero sulla Seconda generazione?
«Sono ragazzi che si trovano a un bivio: nascono o crescono fin da bambini in Italia e assorbono valori e cultura italiana ed occidentale ma hanno radici islamiche. Possono crescere a scuola nell’ambito di una cultura italiana condivisa ma prima o poi per loro si pone il problema delle origini».
A quel punto cosa succede?
«O hanno delle solide basi religiose assorbite nelle comunità e a scuola oppure si affidano a chi si presenta come un religioso estremista sui social. Il rischio è questo ed esiste».
Che ruolo ha la comunità islamica intorno a loro?
«È la nostra comunità, quella degli islamici che vivono a Modena e si incontrano al centro culturale o in moschea a pregare, e che quindi condividono un’impostazione religiosa e politica che è lontana dallo jihadismo o da ogni estremismo. In questo caso il giovane cresce vivendo a contatto con la nostra religione in serenità e in mezzo a una comunità. Poi c’è la famiglia: i genitori possono svolgere un ruolo culturale e religioso che dà basi solide. Ma può anche non succedere...»
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Un giovane senza comunità e con una famiglia distratta come si comporta?
«Non ha elementi culturali per valutare e non può valutare correttamente quello che legge in internet, specialmente nei social. Per questo può accadere che prenda contatti con soggetti pericolosi».
Giovani e social è un tema importante per gli islamici.
«Per noi sì, ma anche per i genitori. Ci sono tecnologie difficili da seguire per un adulto. Dall’altra parte ci sono ragazzi che hanno appreso man mano le novità dei telefoni e dei computer. Ma ci sono anche quelli che sono cresciuti fin da bambini col cellulare in mano. Noi cerchiamo di spiegare ai genitori come comportarsi con loro. E anche che esistono programmi e app per bloccare certi accessi in rete. Questi ragazzi esperti sono sicuramente quelli di Seconda Generazione e crescono restano in contatto coi social. Sono i più esposti».
Da quanto detto, pare evidente che la solitudine ha un grande peso su questi giovani.
«Pesa tanto. La mia opinione è che questo problema, ora emerso dall’indagine di Torino, è un problema culturale prima che politico. Deve essere risolto prima di tutto nelle nostre comunità, nelle moschee, in famiglia. Parliamo di ragazzi italiani di fatto (comunque la si pensi sullo Ius Soli) che si trovano da soli senza basi per capire e che finiscono per affidarsi ai social».
Carlo Gregori
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