Botte agli anziani nell’ospizio degli orrori
Maltrattamenti nella casa di riposo di Correggio: anche un’operatrice carpigiana e la direttrice finiscono nei guai
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CARPI. L’ospizio degli orrori. Quanto scoperto in una struttura di Correggio, dove gli anziani venivano vessati, ingiuriati e picchiati, è particolarmente odioso perché le vittime erano incapaci di difendersi: si tratta infatti di ultraottantenni costretti a letto, con gravi menomazioni fisiche e psichiche, spesso incapaci di parlare. Alla guida delle struttura c’è una dirigente carpigiana, così come carpigiana è una delle operatrici sociosanitarie che prestavano servizio nella casa di riposo finita sotto accusa.
Dopo mesi di indagini, eseguite dai carabinieri della Compagnia di Reggio Emilia e coordinate dal pm Pantani, il Gip Angela Baraldi sono state indagate 13 operatrici sociosanitarie: solo sei però, tra le quali la carpigiana, sono state incastrate dalle telecamere e dalle registrazioni audio e video, sono state colpite dalla misura cautelare di sospensione dalla professione di operatore sociosanitario per un periodo che varia dai sei mesi ai 12 mesi per le posizioni più gravi.
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LA STRUTTURA. La struttura è il Centro Anziani Correggio di via Mandriolo Superiore. L’edificio è composto da un centro diurno (50 posti, 25 convenzionati con l’Ausl) e dalla casa protetta sotto accusa (47 posti letto, dei quali 40 convenzionati con l’Ausl di Reggio Emilia). La casa protetta è gestita dal 1997 dalla cooperativa Coopselios, che ieri, interpellata, non ha voluto commentare la vicenda.
L’INDAGINE. L’indagine è partita nell’aprile 2017, su segnalazione di due familiari: la figlia di una 97enne, poi aggravatasi, trasferita in ospedale e deceduta, non in grado di parlare, che in un video degli inquirenti ha mostrato con gesti il pugno che le era stato inferto in faccia. Anche la moglie e la figlia di un 83enne, hanno segnalato come l’anziano fosse vittima delle angherie. Le segnalazioni sono diventate denunce, cui è seguita la decisione della Procura di installare le telecamere in due stanze per tre mesi. E i filmati hanno documentato percosse, ingiurie, minacce, pugni al volto, anziani lasciati sporchi e seminudi per ore.
LE ACCUSE. Risale a due mesi fa la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Maria Rita Pantani, ora confermato dal giudice. Le 13 operatrici sociosanitarie di Coopselios sono tutte donne, con un’età che varia dai 35 anni (la più giovane) ai 54 anni. Le registrazioni, però, ne hanno incastrate solo sei: quattro straniere e due italiane. Tra queste c’è anche la cinquantenne carpigiana residente a Migliarina colpita da una misura cautelare di sospensione dell’attività per 12 mesi. Per lei è per altre cinque è scattata quindi la sospensione dalla professione. Dovranno poi rispondere penalmente in concorso e in continuazione del reato di maltrattamenti, con due aggravanti: l’aver commesso il fatto nei confronti di persone in condizioni di incapacità fisica e psicologica e l’aggravante legata al fatto che l’assistenza agli anziani, tra l’altro in una struttura accreditata e certificata, è un servizio pubblico. Anche la dirigente della struttura, una 35enne residente a Correggio ma nata a Carpi, accusata del reato di omissioni di atti d’ufficio: sapeva, ma ha “coperto” le operatrici, senza denunciare pur avendo ricevuto proteste dai familiari e segnalazioni da colleghe “pulite”. Per le altre operatrici non ci sono prove sufficienti.
LE INTERCETTAZIONI: "SEI UNA VACCA, NON TI GIRI. OFFESE E INSULTI AGLI OSPITI"
«Sei una vacca, non riesci neanche più a girarti nel letto». «Ti metto la m... in bocca». «Ti butto giù dalla finestra». Il linguaggio delle operatrici sociosanitarie era offensivo e umiliante per gli ospiti, abbandonati nelle proprie feci e urine, minacciati di ritorsione (la più frequente era «scrivi che non ha dormito, così gli danno le medicine e dorme fino a domani»). Un paziente viene aprostofato come «bisonte»: «A te ci vogliono tre badanti maschi, sai come ti menano?». A un altro l’assistente ordina: «Alza la capoccia di m..., sai dove ti mando? Fuori dalla finestra. Sto str... di m... ti faccio volare come Superman», «rincoglionito», «non rompere la p...». Allo stesso anziano che chiedeva aiuto, un’operatrice risponde in dialetto napoletano: «Aiuto un c...». L’invito era «senti che puzza di piscio c’è qui dentro. Fai due passi per favore, così se caschi almeno vai in ospedale». Rivolta alla collega che le chiedeva se lo lasciavano nudo: «Non mettergli nemmeno il pannolone, tanto per lui è sprecato». Un video riprende il degente che urla e si sente la voce: «Se non ti addormenti, chiamo i carabinieri che ti arrestano».
Ambra Prati
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