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La droga dello smartphone e il rischio di minimizzare

di Vincenzo Brancatisano

Adolescenza, questa sconosciuta. Buona parte dei corsi di formazione per insegnanti riguarda la disabilità degli studenti, i loro disturbi specifici di apprendimento, che meritano la giusta...

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Adolescenza, questa sconosciuta. Buona parte dei corsi di formazione per insegnanti riguarda la disabilità degli studenti, i loro disturbi specifici di apprendimento, che meritano la giusta attenzione, le nuove tecnologie da usare in classe. E invece c’è una grande emergenza che non occupa nè sembra preoccupare la categoria dei formatori, almeno non nei grandi numeri. Si chiama adolescenza. Quanti sono i docenti che si son dotati della giusta formazione per essere in grado di interpretare le dinamiche psicologiche, psicosociali, neurologiche, affettive dello studente che vive questa epoca ispirata al massimo nichilismo, alla mancanza diffusa di scopo, al desiderio di automutilarsi pur di attirare l’attenzione dei pari, al disastro causato dai genitori che si propongono loro come amici invece che come nomos, alla dipendenza dalle tecnologie talmente devastante che vien voglia di pensare: ma perché non si drogano con le sostanze (è un’iperbole, ovvio, tesa a sottolineare la cifra del fenomeno) invece che con gli smartphone, con le attese ansiosissime e distruttive di una risposta a un messaggino, che dev’essere brevissima (“Perché non risponde? Avrà ricevuto? Sì, c’è la doppia sbarretta blu, forse non ha capito...”), con l’esercizio fisico compulsivo nelle mille palestre sempre più affollate di giovanissimi in cerca di identità (la nuova dipendenza di cui non si parla ancora), con i giochi d’azzardo online. Tra le tante ricadute positive (si parla spesso dei lati negativi) dell’alternanza scuola lavoro, una ricaduta apprezzabile emerge dai tanti recenti colloqui con i genitori. Tutti mettono in evidenza il sollievo momentaneo ma intenso indotto in loro dal vedere i propri figli staccati per ore e ore e per settimane dal telefonino e dalle cuffiette, una sorta di disintossicazione involontaria che fa il paio per fortuna con quella che si ripeterà più avanti, quando i nostri ragazzi saranno assunti in aziende per svolgere mansioni che non si conciliano con lo zombismo che abbiamo tutti davanti agli occhi. Ma intanto, questi zombie li abbiamo, appunto davanti agli occhi.

Tutti o quasi tutti ipnotizzati da un nulla cosmico talmente potente che si fa fatica, nei grandi numeri, a farlo sopravanzare dall’interesse per quello che viene proposto in classe da docenti che continuano a proporsi loro come avrebbero fatto vent’anni orsono, senza capire che la connessione di massa alla rete, avvenuta solo di recente, ha cambiato l’assetto sociale, quello antropologico e quello neuronale dei giovanissimi. Basterebbero i dati sulle crisi d’ansia, sugli attacchi di panico che richiedono ogni giorno il soccorso delle ambulanze nelle nostre scuole, gli occhi assonnati di ragazzi e ragazze che si vede da lontano che hanno trascorso la notte davanti a un mini schermo luminoso, con tutti i danni cerebrali connessi alla privazione di sonno importante a quell’età. Eppure si continua a minimizzare la dimensione del fenomeno. Continuiamo a preoccuparci, e giustamente, di handicap, di sostegno, di alunni diversamente abili, di alunni neoarrivati. Ma non dimentichiamoci dell’adolescenza, cari formatori e organizzatori della formazione, nè degli strumenti, e ce ne sono, capaci di rendere gli insegnanti capaci di affrontarla nel modo più appropriato e proficuo. Questa riflessione è scaturita dalla partecipazione a un incontro dal titolo “Dipende...”, organizzato l’altra sera con la collaborazione del Ceis, dall’istituto tecnico Barozzi di Modena, dove tanti genitori si sono confrontati con la psicoterapeuta Nora Mazzi sul tema delle dipendenze e del rapporto, difficilissimo, con i figli “che non riconosciamo più”. Buona parte delle preoccupanti testimonianze ha messo in evidenza il triste primato delle dipendenze dalla rete che rende faticosa la vita delle famiglie alle prese con figli adolescenti.

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