Per la dirigente della struttura scatta l’omissione d’atti d’ufficio
Era a conoscenza di quello che succedeva, soprattutto durante i turni di notte. Era informata delle proteste dei familiari - che in prima battuta ovviamente si sono rivolti a lei - e delle...
Era a conoscenza di quello che succedeva, soprattutto durante i turni di notte. Era informata delle proteste dei familiari - che in prima battuta ovviamente si sono rivolti a lei - e delle segnalazioni delle operatrici sociosanitarie dotate di coscienza, che avevano riferito i loro dubbi e le confidenze dei pazienti. Sapeva ma non ha preso provvedimenti.
La posizione della dirigente coordinatrice della struttura, una 34enne originaria di Carpi e residente a Reggio, ora accusata di omissione di atti d’ufficio, pare penalmente meno rilevante, ma dal punto di vista etico figurerebbe nel girone dantesco degli ignavi.
In realtà, come emerge dal fascicolo, tutti nel Centro Anziani Correggio sapevano: primo perché le operatrici svolgevano il turno sempre in coppia (quindi anche quelle dal comportamento corretto assistevano), secondo perché il numero di indagate (oltre il 50% del personale della struttura) addita un fenomeno non proprio sommerso.
Occorre sottolineare che non tutte le operatrici hanno guardato dall’altra parte: anche in questa triste storia c’è stata una parte sana, incarnata da due assistenti (entrambe straniere e risultate «estranee alle condotte in pregiudizio degli ospiti riscontrate nel corso delle operazioni di captazione») che hanno confermato agli inquirenti come quelle “voci” su presunti maltrattamenti fossero diffuse.
La prima riferisce le confidenze dei pazienti vessati alle infermiere, «le quali dovevano riferirle alla coordinatrice infermieristica. Infatti dopo qualche giorno, durante il passaggio di consegne tra il mio turno e l’altro, venivo ripresa davanti a tutte dalla coordinatrice infermieristica che per il bene nostro e quello della struttura non potevamo assolutamente comunicare queste informazioni “così delicate” ai parenti dei residenti, in quanto si rischiava “il licenziamento in tronco”». La seconda, che ha assistito di persona a «frasi volgari» verso gli ospiti, conferma: «La coordinatrice infermieristica ci disse di non parlare di violenze e maltrattamenti all’interno della struttura, in caso contrario saremmo state oggetto sia di denuncia sia di licenziamento».
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