Riti pasquali in Duomo a Modena, vescovo dai detenuti
Oggi esposizione per tutto il giorno della reliquia del Preziosissimo Sangue in Santa Maria delle Assi
MODENA. Entrano nel vivo le celebrazioni religiose di Pasqua. Ieri il vescovo Castellucci ha iniziato il Triduo Pasquale con la messa del Giovedì Santo e la lavanda dei piedi.
Oggi seguirà l’azione liturgica del Venerdì Santo cui seguirà domani la Veglia Pasquale. Domenica invece Castellucci presiederà alle 9 la messa nel carcere di S.Anna e alle 18 quella solenne che si terrà in Duomo. Ma oggi è una giornata importante anche per molti cattolici modenesi visto che per tutta la giornata sarà possibile visitare la reliquia del Preziosissimo Sangue conservata nella chiesa di S. Maria delle Assi in corso Canalgrande.
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L’edificio religioso, che deve il suo nome al piccolo ponticello di legno che collegava le due rive del grande corso d’acqua che attraversava la città sino all’800, non è una chiesa parrocchiale ma è aperto la domenica per la messa e in altre occasioni in cui la piccola confraternita che cura da secoli la reliquia si occupa di preghiere e liturgia.
La teca che contiene, secondo la tradizione religiosa e le leggende cristiane, gocce di sangue di Gesù raccoglie solo una parte della reliquia maggiore custodita a Mantova e che per secoli è stata il fulcro di riti che hanno accompagnato i pellegrinaggi di re e imparatori. Oggi dunque la chiesa sarà aperta dal mattino per l’ostensione solenne della reliquia davanti ai fedeli per tutto il giorno, come accade dal 1995 grazie al rinnovato impegno della confraternita e dei sacerdoti che si avvicendano per le funzioni religiose. Già papa Leone XIII, nel 1879, concesse l’indulgenza plenaria per la domenica delle Palme e quella parziale di cento giorni per chi si rega il Venerdì Santo a pregare sulla reliquia.
Vuole la leggenda che il Sangue di Cristo venerato a Modena e Mantova sia quello sgorgato dal costato del Redentore: il soldato romano che lo ferì era Longino che poi si convertì e porto la reliquia in Italia dove scomparve per otto secoli per riapparire a Mantova nell’804. Il culto riprese dopo il 1084. (s.c.)
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