Commercio, l'inchiesta/Modena. La denuncia: «Il boom dei market uccide i piccoli centri di vicinato»
Viaggio con Confesercenti tra i negozi storici dei quartieri: Torrenova, Sacca e Madonnina in ginocchio. Brevini: «Sblocca Modena mette a rischio l’equilibrio»
MODENA. Mentre parlano, una signora scivola sulla scala malandata, anche se poi recupera facendo leva sull’altra gamba ed evitando così la caduta. Perché in fin dei conti è tutta questione di equilibrio: quello della signora, che le impedisce di finire a terra, e quello della rete distributiva, che oggi deve riuscire a stare in piedi nonostante un deciso sbilanciamento verso le strutture di medio-grandi dimensioni con base nel nordest e all’estero.
A misurare la “febbre” del sistema modenese dell’alimentare è il gruppo dirigente di Confesercenti Modena, che giovedì mattina ha fatto un sopralluogo in tre storici centri di vicinato della città, sempre più in difficoltà davanti alla raffica di aperture di nuovi supermercati, in particolare dopo l’approvazione dello “Sblocca Modena”, il provvedimento che ha visto piombare sulla scrivania del sindaco Muzzarelli 19 manifestazioni di interesse.
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Un piccolo tour che ha portato la rappresentanza modenese dell’associazione davanti al Conad di viale Amundsen, al centro di vicinato della Sacca e a quello di Torrenova: luoghi di aggregazione storici della città, ma da tempo in difficoltà in parte per motivi comuni, in parte per problemi legati alla singola struttura, perché se i centri di viale Amundsen e Sacca risentono soprattutto dell’età e del degrado di “contenitori” che avrebbero bisogno di un restyling, Torrenova ha grossi problemi di vandalismo e una querelle mai risolta sui parcheggi.
Ma al di là delle questioni legate all’invecchiamento delle strutture, al centro dell’iniziativa di Confesercenti c’è un sistema che oggi rischia di saltare: «La rete distributiva - spiega Fulgenzio Brevini, direttore sindacale per l’area di Modena - è sempre stata basata su un equilibrio che attualmente, vista la raffica di aperture a caso, è seriamente a rischio. Nel giro di pochi anni, a livello nazionale, abbiamo perso 100mila attività commerciali, quindi bisogna tenere conto che il tessuto economico ha un equilibrio che, se viene a mancare, rischia di far saltare tutto: possibile che a Modena tutto si risolva con gli insediamenti commerciali? Se la rete distributiva andava bene in passato, come si giustificano tutte queste aperture a fronte di una popolazione che non è aumentata e a consumi in linea con quelli di un tempo?». Concetti ribaditi da Alfredo Zetti di Fiarc, la sigla degli agenti di commercio:
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«Anche ammettendo che in passato il livello di concorrenza fosse basso - spiega - la direzione dell’aumento di questo livello è stata presa da tempo, e i metri di vendita sono aumentati notevolmente di fronte a una popolazione rimasta stabile. Tutto questo ha portato a un livello di concorrenza troppo alto, rischiando di uccidere intere categorie e obbligando gli operatori a fare una corsa al ribasso sulla manodopera».
Anche perché, se la carta principale giocata dal sindaco Muzzarelli di fronte alle perplessità emerse nei mesi scorsi è stata quella delle nuove assunzioni, Confesercenti fa notare che bisogna anche valutare la qualità del lavoro, oltre al numero degli assunti: «Mettiamo a confronto i vecchi centri di vicinato e le nuove strutture - riprende Zetti - da una parte abbiamo personale assunto a tempo indeterminato, magari non più giovane, che ha uno stipendio netto intorno ai duemila euro al mese, mentre dall’altra parte abbiamo quasi esclusivamente ragazzi under 29, con il tempo determinato e un salario di mille euro o meno».
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L’obiettivo dell’associazione modenese non è però quello di dire “no” alle nuove aperture: «Quello che serve è una visione complessiva della città - incalza Mauro Salvatori, presidente cittadino di Confesercenti - perché tutti questi interventi a spot non fanno altro che creare problemi presenti e futuri. I centri di vicinato hanno senza dubbio dei difetti, ma nel progetto complessivo sono fondamentali, e la liberalizzazione selvaggia partita con la legge Monti rischia di fare danni molto seri che ci ritroveremo davanti in futuro: se torniamo alla giungla, insomma, sappiamo già che vince il leone. Per questo chiediamo all’amministrazione comunale di recuperare la capacità di programmare. Poi, se c’è da riqualificare i vecchi centri, lo si dice chiaramente e ci si mette mano, anche perché quando le piccole imprese muoiono, lo fanno in silenzio e senza riaprire più».
A chiudere il quadro è Marco Chincarini, presidente provinciale dei giovani imprenditori di Confesercenti e consigliere comunale del gruppo Mdp-Per me Modena: «Questi temi vanno tirati fuori immediatamente - commenta - perché le diseguaglianze aumentano se manca la politica. E che nessuno tiri fuori questioni nazionali e sovranazionali come la direttiva Bolkestein: di queste cose si deve ragionare a Modena, con una pianificazione che deve partire dal prossimo Pug, il piano urbanistico che disegnerà il futuro della città, e che non riduca Modena ad una Market valley».
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