Modena. Commercio alla Madonnina: In via Amundsen convivenza difficile tra Conad e Despar
In attesa del trasferimento la struttura risente degli anni E resta l’interesse della Lidl per aprire anche in via Tabacchi
MODENA. Il cancello piccolo è divelto da tempo, quello grande è scardinato e appoggiato alla recinzione esterna, mentre la scalinata per accedere al supermercato è vecchia e danneggiata, come sanno bene gli anziani che devono affrontarla.
E anche tenendo conto che in previsione c’è il trasferimento in una sede nuova, pochi metri più in là, resta aperta una seconda questione: con l’apertura del nuovo Eurospar è arrivata una mazzata da cui sarà difficile riprendersi. La prima tappa del tour per i centri di vicinato organizzato giovedì scorso da Confesercenti Modena è in viale Amundsen, dove il Conad ospitato da una struttura un po’ malandata - ma, appunto, il supermercato si sposterà in una nuova struttura che nascerà in via Emilia ovest, a poche centinaia di metri di distanza, verso la Bruciata - è al centro di un’area di vicinato che va dalle vicine poste alla polisportiva Madonnina.
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Un’attività che ora si trova schiacciata tra il nuovo supermarket nato a dicembre dall’altra parte del cavalcavia, il punto vendita Md che si trova a poche centinaia di metri, dall’altra parte della strada, e il Grandemilia, sempre che l’interesse del gruppo Lidl per l’area di via Tabacchi non aggiunga un altro concorrente. «Qui c’è tutta gente nata e vissuta nel quartiere - spiega Angelo Piras, presidente dell’associazione Centri di vicinato - ma oggi questi centri rischiano di chiudere di fronte a un sistema che cresce senza controllo: quello che chiediamo non è di fermare tutto, ma una programmazione più attenta della città. Siamo tutti imprenditori con partita Iva - incalza Piras - e abbiamo costruito dei centri in cui sono stati garantiti lavoro di qualità e etica nel gestire il personale e il rapporto con i clienti».
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Clienti che, nel sondaggio su dodici punti vendita realizzato dall’associazione, hanno indicato sicurezza, qualità e servizi come le tre priorità che un centro di vicinato deve garantire. «E noi vogliamo continuare a garantirli - riprende Piras - ma all’amministrazione comunale chiediamo di valutare la possibilità di far rinascere i centri di vicinato». Centri che, come ricorda Umberto Calizzani della Fiarc, la sigla degli agenti di commercio, oggi si trovano a fare i conti con nuove aperture che rappresentano prima di tutto redditizi investimenti per fondi immobiliari con sede in altre regioni o all’estero: «Si tratta di investimenti che, grazie alla speculazione finanziaria, garantiscono anche il 4 o il 5% di redditività, ma che richiamano altri investimenti che non toccano il territorio: se una piccola attività di un centro di vicinato si servirà di operatori e tecnici locali ogni volta che ne avrà bisogno, la nuova struttura di un marchio estero o del nordest non farà lo stesso, con tutte le conseguenze del caso sull’indotto». (l.g.)
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