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Violenze al centro anziani. Sospese le sei operatrici

Violenze al centro anziani. Sospese le sei operatrici

Tra queste anche la cinquantenne carpigiana incastrata dai video dei carabinieri. L’uomo che ha denunciato: «la situazione era ormai insostenibile»

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CARPI. La Coopselios ha sospeso le sei operatrici sociosanitarie colpevoli, secondo gli inquirenti, di aver picchiato e maltratto gli ospiti del Centro Anziani di Correggio, diretto da una responsabile residente a Reggio ma nata a Carpi. Tra le addette, che sono state inchiodate dalle telecamere installate dai carabinieri, anche una cinquantenne carpigiana residente a Migliarina.

«Alla luce delle informazioni raccolte in queste ore - spiega la Coopselios che ha in gestione la struttura - è stata inviata notifica di sospensione cautelare dal servizio a sei operatrici. Sono le sole su cui l’autorità giudiziaria ha attualmente elementi certi relativi ai maltrattamenti per i quali sono indagate, e le sole sulle quali Coopselios ha la possibilità di intervenire. La cooperativa sta definendo azioni tese a rigenerare il servizio e riguadagnare la fiducia del territorio, sempre salvaguardando il benessere degli anziani ospiti della struttura e la professionalità dei suoi lavoratori. Nel frattempo sono state già attivate iniziative concrete, come ad esempio il sostegno psicologico delle famiglie e degli operatori, il rinforzo del presidio da parte di personale infermieristico ed assistenziale nelle ore diurne e notturne». Oltre alle sei operatrici citate, ve ne sono altre sette indagate ma sulle quali non vi sono riscontri video.

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«Siamo incazzati. Quanto lo sono i parenti degli anziani ricoverati, tanto lo siamo noi», questo il commento del sindaco di Correggio Ilenia Malavasi. Il Comune è parte in causa di questa brutta storia: è proprietario dell’immobile che ospita il centro diurno. «In questo momento l’amministrazione deve essere presente e stare vicino ai cittadini». Il sindaco incontrerà i dirigenti della Coopselios: il Comune pretenderà l’immissione di nuovi addetti «per garantire i servizi svolti fino a ora nella struttura e per il potenziamento e miglioramento dei turni notturni che mi pare – continua il sindaco – siano stati quelli che hanno poi innescato l’indagine. La nostra volontà, se si arriverà a un processo, è quella di costituirci parte civile. Noi siano e resteremo dalla parte delle famiglie e dei cittadini».

«L’ho riconosciuta quell’infermiera dai video dei carabinieri. Era quella che assisteva mia madre, sempre scortese e maleducata». A parlare è l’uomo che due anni fa ha fatto scattare la denuncia dopo aver scoperto strani lividi sul corpo del genitore 93enne, deceduta l’anno scorso. «Mi fa piacere che i carabinieri siano arrivati a trovare il bandolo, perchè la situazione era insostenibile. Quando io chiedevo spiegazioni al personale per quei lividi mi rispondevano che era caduta o che la colpa era di un altro paziente. Tutte falsità ovviamente».

Nel frattempo molti i familiari che da due giorni bussano alla porta dei responsabili per chiedere spiegazioni. «Avrei tante cose da dire, ma prima voglio capire meglio cosa sta accadendo» dice una donna. «Alcuni mesi fa – racconta – ho trovato mia madre con dei segni sulle braccia, lividi neri, che non avevo mai visto prima. Ho chiesto alle inservienti e mi hanno detto che aveva sbattuto e lì per lì ci ho creduto. Ma alla luce dell’inchiesta sto rivalutando l’accaduto».
 

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