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Architetto e bassista, una carpigiana nella Grande Mela

di Serena Arbizzi
Architetto e bassista, una carpigiana nella Grande Mela

Martina Guandalini è creative director nello studio Mannino «Porto con me laboriosità e inventiva imparate dai miei»

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CARPI. Martina Guandalini, carpigiana doc, componente della band musicale “Roipnol Witch” è volata a New York dove fa l’architetto con il ruolo di direttrice creative nello studio di Sergio Mannino. Nella Grande Mela ha portato con sè l’amore per la musica e per Carpi.

Perché hai deciso di fare l’architetto e dove è avvenuta la tua formazione?

«La decisione di fare l’architetto avvenuta improvvisamente a 18 anni prima del diploma al liceo Fanti di Carpi. Prima di allora la mia vita era stata caratterizzata esclusivamente dalla danza e dalla musica e dalla scuola. La band Roipnol Witch infatti è stata fondata con mia sorella Giulia quando avevo 15 anni, e ha occupato molte delle mie giornate insieme alla danza, alla scuola Surya di Carpi. Dopo essermi laureata a Milano, e aver frequentato il corso internazionale con stranieri in inglese, avevo appena finito un lungo tour con le Roipnol Witch: avevo 26 anni. Una mattina all’improvviso mi sono svegliata e ho detto: parto, voglio andare a New York. E così è successo. Ora lavoro per Sergio Mannino Studio».

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Quali progetti avete realizzato nella Grande Mela?

«Appena arrivata senza pretese, ma con un grande entusiasmo, ho trovato subito lavoro. Credo che la mia fortuna fosse che non stavo scappando da uno stato d’insoddisfazione. Mi ero appena laureata a pieni voti, avevo una band, un famiglia stupenda, un fidanzato, ma quello che mi spinse ad andare era la voglia di vedere e conoscere cose nuove per crescere. Sergio Mannino, architetto che vive da quasi 17 anni a New York, formatosi con Sottsass, mi ha accolta nel suo studio quasi subito. Nel frattempo sono diventata creative director. A New York , ci occupiamo principalmente di retail, quindi di negozi, showroom e così via. Collaboriamo con brand quali Prada, Miu Miu e Bottega Veneta, per i quali elaboriamo disegni tecnici e di cantiere. Il mondo dei negozi sta cambiando radicalmente, a New York poi, questo è lampante. La mia generazione e quella a seguire sono abituate a comprare tutto online, quindi anche il valore del negozio sta cambiando. Io e Sergio ci stiamo occupando da oltre un anno di un nuovo modo di concepire i negozi come experience che uniscono insieme anche musica, eventi, arte e social media soprattutto. L’ultima farmacia progettata è infatti la prima ad avere una sede fisica e interattiva. Con un’app si ordinano comodamente le medicine».

Cosa ti piace ricordare di più di Carpi lì a New York?

«Sono fierissima di essere emiliana e di Carpi. Essere cresciuta nella ditta dei miei genitori, Giuliano e Patrizia, mi ha insegnato la laboriosità, la qualità del prodotto e la passione nel lavoro, ma soprattutto l’inventiva, che qui in America viene davvero apprezzata. Tra le prime lampade che ho disegnato con il mio marchio, “LadyBeGoodDesign” (su Instagram) si chiamano Parrot e nascono dalle rocche di filato, che fin da piccola mi affascinavano. Avendo accennato alle donne e alle battaglie, poi, che da sempre dobbiamo compiere tengo a dire che sono proprio fortunata nel poter vivere questo periodo a New York. Dopo l’elezione di Trump e il movimento Me Too in tutte le forme d’espressione le donne hanno modo di parlare e di esprimersi, con anche un buon consenso da parte degli uomini più aperti. È in atto una vera rivoluzione e sono felice di poterne fare parte».
 

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