Gazzetta di Modena

Modena

Arto superiore, a Modena il chirurgo dei campioni

di Davide Berti
Arto superiore, a Modena il chirurgo dei campioni

Parte un nuovo centro di alta specialità con il professor Giuseppe Porcellini che ha curato anche Valentino Rossi: «Saremo una struttura all’avanguardia»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Da oggi si può dire che prende ufficialmente vita. Il Centro di Alta Specialità dell’Arto Superiore, una struttura istituita recentemente dall’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena nella quale convergono competenze e professionalità presenti tanto nel Policlinico che nell’Ospedale Civile, è una realtà grazie all’arrivo dall’Azienda Usl della Romagna del professor Giuseppe Porcellini, uno dei numeri uno del settore, conosciuto in tutto il mondo e apprezzato anche dai campioni sportivo, da Valentino Rossi a scendere. Particolare non da poco quello delle patologie legate allo sport, che faranno di Modena un centro internazionale vista l’esperienza dei professionisti in campo.

Il prof. Porcellini prende ufficialmente servizio oggi. Una nuova avventura all’avanguardia?

«Non sono più giovanissimo ma vivo le sfide con grande entusiasmo, come fosse la prima. Se ho scelto di venire a Modena è perchè penso che ci possano essere le condizioni per fare un lavoro eccellente con un gruppo che è già di altissimo livello, basti solo pensare alla tradizione che il Policlinico ha con la chirurgia della mano».

Una nuova struttura in una sanità, quella modenese, in costante movimento grazie ai due ospedali: come è nata l’idea?

«Devo dire grazie al professor Fabio Catani, che conosco da tempo, al rettore Andrisano per l’opportunità e al direttore Trenti e al preside Pellacani per aver acconsentito alla creazione di un centro di riferimento che dal punto di vista sportivo diventerà di livello nazionale».

Con quali caratteristiche?

«Il nostro obiettivo è costruire un centro di alta specializzazione dell’arto superiore che abbia una forte vocazione su trauma sportivo, un settore dove è necessaria una grande casistica e per il quale qui esistono le migliori condizioni successo».

Quali sono gli sport di cui vi occupate più frequentemente?

«Motociclismo, pallavolo, baseball, arti marziali, dove l’arto superiore è più volte sollecitato. Ma ogni caso è diverso dall’altro, in questo senso ci viene in aiuto la biomeccanica».

Ci spieghi.

«Seguire con una telecamera il gesto sportivo. Filmarlo, seguirlo, migliorarlo seguendo le analisi del movimento. Il ruolo del chirurgo non arriva solo in sala operatoria».

Il chirurgo scende in campo?

«Proprio così. Biomeccanica vuol dire anche prevenzione, allenamento, sicurezza: correggi prima, educhi al giusto movimento per evitare successive complicazioni».

Viene da una realtà, quella di Cattolica, che si è ritagliata uno spazio di primo piano.

«Vengono i campioni dello sport ma ci sono anche diecimila passaggi all’anno, di questi circa 1500 vengono operati. L’esperienza è importante, decisiva e quello che faremo a Modena è appunto incrementare un’attività che già con la chirurgia della mano ha già un riferimento internazionale».

Che obiettivi vi siete dati?

«Vengo per lavorare, per insegnare, davvero per creare qualcosa che lasci il segno. Ma senza gioco di squadra oggi in medicina non si fa nulla, quindi ci sarà bisogno di un grande lavoro di equipe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google