Caso chioschi Modena, tutto fermo: verso un’estate di “scheletri”
Stando all’amministrazione le nuove baracchine dovevano riaprire in primavera ma dopo la recente delibera nessun passo avanti. L’incognita Soprintendenza
MODENA. C’è un problema in Municipio. Riguarda tre strutture abbandonate e degradate in cemento armato al parco della Rimembranza, la storica area verde che il Comune definisce parco delle Mura perché costruita sugli antichi bastioni cittadini abbattuti.
Lo stesso tratto verde lungo i viali Muratori e Martiri della libertà - dedicato ai morti della Prima guerra mondiale con parte intitolata a Sandro Pertini - che il tribunale di Modena nella sua sentenza di assoluzione ha sostanzialmente paragonato a una gigantesca aiuola verde.
Qual è il problema della amministrazione comunale? Di non riuscire a fare partire i lavori che dovrebbero portare al completamento delle strutture, già fortemente ridimensionate nel numero e negli spazi fisici occupati, nonostante siano trascorsi ben dieci mesi dalla sentenza di assoluzione di primo grado per dirigenti comunali e statali.
Il motivo di questo lungo lasso di tempo che con ogni probabilità causerà il quarto anno consecutivo di mancati guadagni per i gestori titolari della concessione comunale non è noto. L’amministrazione non parla e dal Comune ci si limita ricordare che «la palla ora tocca ai gestori delle strutture del parco, siamo fermi su questo punto dopo i recenti incontri dei nostri tecnici con loro. I gestori stessi devono valutare se sono nelle condizioni di assumere gli impegni e completare le strutture anche a fronte del contributo economico fornito dal Comune. Ovviamente per procedere occorrono tutti i requisiti di legge e appena i gestori sono a posto noi siamo a posto». Insomma, per il Comune, almeno un gestore dei tre sarebbe a rischio e la responsabilità del notevole rallentamento - nei tempi dipenderebbe dai gestori del Bar Elio, Bobotti, ex Tosco. L’attuale amministrazione, nonostante il “regalo”, non ha però mai rinnegato con parole chiare il progetto commerciale del parco che nella sua origine è responsabilità della precedente amministrazione ante 2014.
La giunta Muzzarelli, tranquillizzando tutti sui tempi, esattamente un mese fa ha prodotto una delibera che definisce la cornice della vicenda. Leggendola, peraltro, si nota un passaggio che rende ancora più surreale la situazione nello storico parco e potrebbe portare a una estate senza punti bar aperti. «Una volta ultimati i nuovi chioschi non dovrà più essere consentita l’attività dei vecchi (quelli aperti negli ultimi anni, ndr) che, se ancora esistenti e fatti salvi eventuali vincoli della Soprintendenza, dovranno essere demoliti, anche d’ufficio, per il “riordino e riqualificazione del Parco”».
A metà gennaio il sindaco stesso - e già allora erano trascorsi sei mesi dal dissequestro delle strutture - si era detto molto ottimista e si era lasciato scappare davanti a numerose persone: «Il progetto dei chioschi è pronto». Pronto, non prontissimo. Resta il fatto che il Comune non spiega appunto perché sia passato tutto questo tempo e perché si ancora alle schermaglie tra l’Avvocatura civica e i legali di Elio, Bobotti ed ex Tosco.
Intanto l’opinione pubblica è spaesata e fatica a comprendere. Questo, dicevamo, il grande punto interrogativo che aleggia sul Municipio. Ma i gestori non stanno meglio. Per motivi diversi ci sarebbero infatti problemi da risolvere per i titolari dei chioschi in cemento a metà, Gian Luca Venturelli, Beppe Paolini e Andrea Galli, quest’ultimo consigliere comunale di Forza Italia in procinto di passare in Regione. Passano i mesi e la situazione pare ingarbugliarsi invece di migliorare tanto che nessuno riesce a immaginare una data certa di partenza lavori. E c’è un “piccolo” particolare: secondo il soprintendente uscente Luigi Malnati servirà anche l’ok dell’ente statale di tutela del patrimonio. La delibera comunale infatti recita che «l’avvio dei lavori di costruzione delle strutture dovrà essere preannunciato dai gestori alla Soprintendenza con un anticipo di almeno dieci giorni». Il Comune dice che poiché si tratta di lavori di completamento degli scheletri in cemento, attraverso materiali “leggeri” come legno e vetro, non serve una nuova autorizzazione. Malnati pare appunto pensarla diversamente, ora deciderà il suo successore, ma nel caso i tempi diverrebbero più lunghi. Qualcuno, inoltre, trema pensando che anche Italia Nostra del giurista Giovanni Losavio potrebbe rientrare presto in pista. Si vedrà, quel che è certo è che a rimetterci è la città, deturpata da questo progetto che nella sua concezione originaria resterà nella storia per la sua miopia.
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