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DOPO LE PROPOSTE DEL SINDACO DI MIRANDOLA E DI CNA 

«È tempo di Cispadana urbana»

Rifondazione Comunista chiede alla Regione di rivedere il progetto

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Si moltiplicano gli interventi sul caso Cispadana e sulla possibilità che stante la paralisi e le polemiche sul progetto autostradale si possa ragionare su una bretella di collegamento tra Mirandola e il castello dell’A22 a Reggiolo. Ad intervenire questa volta è Stefano Lugli, segretario regionale di Rifondazione Comunista e consigliere comunale a Finale. «Se in questa legislatura non si apriranno i cantieri della Cispadana avremo fallito: queste parole le ha pronunciate il presidente della Regione Bonaccini nel 2015 all’avvio della legislatura da lui guidata, e oggi non se la può cavare scaricando la responsabilità sui sindaci chiedendo loro di decidere se vogliono un’autostrada o una strada urbana. I sindaci - dice Lugli - hanno la responsabilità di aver difeso per anni un progetto autostradale insostenibile, ma Bonaccini deve assumersi la responsabilità di quello che è un fallimento politico che si trascina da 14 anni e cancellare la delibera con cui la Regione si è impegnata a realizzare l’autostrada. Dopo l’apertura del sindaco di Mirandola all’ipotesi di abbandonare l’idea della Cispadana autostradale è bene che si passi presto dalle parole agli atti istituzionali portando la discussione nei consigli comunali e nell’assemblea legislativa regionale, ripartendo dal progetto di Cispadana urbana interrotto nel 2004. Ora anche Cna apre all’ipotesi di una soluzione diversa dall’autostrada, per cui invitiamo i sindaci e la Regione ad aprire una discussione pubblica e trasparente che coinvolga tutti i soggetti sociali, politici ed economici dell’asse cispadano su ciò che serve per la mobilità di questo territorio».

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