Gazzetta di Modena

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I modenesi più ricchi sono a Castelnuovo

di Saverio Cioce

Nel paese dei salumi 26.667 euro a testa, a Modena 26.120. In tutta la provincia 1.512 persone a reddito zero o negativo

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I più poveri? Non abitano nei Comuni più piccoli della montagna, come dimostra il fatto che a Montecreto e Riolunato non ci sono dichiarazioni con redditi a zero. E solo a Camposanto si registra una situazione del genere in pianura. E chi sono i più ricchi? I Castelnovesi, visto che nel 2016 ognuno dei residenti vantava un reddito pro-capite di 26.667 euro: una contraddizione non piccola per il paese dei salumi dove per mesi i “braccianti” delle aziende di macellazione e fabbricazione degli insaccati hanno effettuato blocchi stradali per le condizioni di sfruttamento sui posti di lavoro.

I residenti di Modena in compenso devono accontentarsi del secondo posto nella classifica della ricchezza pro-capite; il capoluogo, che ribolle di tensioni anche per i senza casa, offre un reddito di 26.120 euro a testa, pensionati compresi.

Miracoli della statistica dei polli, come si dice di quelle fatte a spanne?

Immagine verosimile. La contraddizione nasce dal fatto, come dimostrano i dati relativi ai 47 Comuni della nostra provincia, che il rapporto col fisco è sempre tormentato, stretto com’è tra la necessità di dover registrare tutto quello che non si può nascondere e le infinite possibilità di sottrarre alla tassazione i beni goduti. Resta comunque il fatto, come sottolineano a ogni piè sospinto gli specialisti delle statistiche, che sui grandi numeri le cifre sbagliano poco. E siccome nelle tabelle ministeriali finiscono i numeri di tutti i contribuenti ecco che il livello di attendibilità della marea di cifre esce fuori un ritratto verosimile e veritiero della salute finanziaria dei cittadini modenesi. Preciso quanto basta per rappresentare la condizione media delle famiglie ma ovviamente impreciso per raccontare l’intera comunità modenese e quella larghissima fascia costituita da giovani, immigrati e disoccupati che stanno seduti sugli ultimi gradini della scala economica.

Montagna povera? Un altro esempio? In Appennino si registra l’assenza dei Paperoni, dei contribuenti più ricchi che hanno redditi oltre i 120 mila euro lordi all’anno: non sono registrate dichiarazioni di questa entità a Frassinoro, Fiumalbo, Lama Mocogno, Polinago, Montecreto e Riolunato. Anzi, in questi ultimi due non esistono neppure i “mini-ricchi”, i contribuenti cioè che testimoniano al fisco di aver guadagnato cifre che superano i 75 mila euro all’anno.

È questa la fotografia, nitida e sfocata al tempo stesso, scattata dal Ministero dell’Economia con la pubblicazione delle dichiarazioni fiscali del 2017 che comprendono quindi i redditi del 2016.

Resta il fatto che mettendo in fila una necessaria selezione di cifre per le nostre città e paesi si ricavano 1222 cifre, incolonnando i ventisei indicatori forniti dal Mef per i 47 Comuni della provincia, capoluogo compreso.

Ricchi oltre 120 mila euro. Partiamo dall’indice più florido, quello che raduna i più ricchi, e benestanti, e che mette insieme da Pievepelago a Bastiglia 4.569 contribuenti.Anche in questo caso occorre essere cauti nel mettere fianco a fianco chi guadagna 4.500 euro netti con chi ne guadagna 45 mila e gira con vetture da sogno intestate alla ditta. Ma tant’è: andando a spanne viene fuori che la vetta della piramide economica modenese mette insieme, dai 120 euro lordi annui fino alle vette meno immaginabili, attorno al 5% dei contribuenti.

In ogni caso, mettendo insieme i redditi più alti oltre i 120 mila euro, si toccano i 2270 contribuenti che sfiorano il mezzo miliardo di euro nelle dichiarazioni per il fisco. A fare la parte del leone naturalmente c’è Modena, il capoluogo che da solo ne conta 1.830, a Carpi 380; se però vogliamo guardare meglio le cifre troviamo un indice della ricchezza che è sparso in maniera tutto sommato omogenea. Se sotto la Ghirlandina si raduna quasi un terzo dei più abbienti, in corrispondenza con il terzo della popolazione residente, anche a Carpi, Sassuolo, Mirandola e Vignola ci sono i redditi più alti .

Classe media in crisi. Ma è sulla classe media, quella che dalla fine degli anni ’60 è stata l’ossatura economica della locomotiva provinciale e regionale, che si notano gli artigli di una crisi che dopo dieci anni ininterrotti ha lasciato senza fiato nè risparmi le famiglie di questa categoria. Da questo punto di vista le cifre non aiutano molto perchè il Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno suddiviso in sette macrocategorie tutti coloro che hanno presentato redditi, dalla prima dovè ci sono che arrivano a un massimo di 10 mila euro (ovvero, al netto delle imposte, le pensioni minime e poco altro) sino ai vertici della classifica .

Una classifica composta. Bene, occorre a questo proposito sommare non le cifre dichiarate per la tassazione ma il numero dei soggetti coinvolti. Per fare un esempio preso dalla tabella ad esempio, Castelfranco su 23.759 contribuenti registra 13.901 dipendenti e 7.891 pensionati che contribuiscono con 441 milioni nelle dichiarazioni Irpef e 730 mentre il lavoro autonomo contribuisce per un quarto della cifra. Una situazione esemplare, quella della cittadina sulla via Emilia, che è una cerniera tra Modena e Bologna e raccoglie residenti delle due province, vista la posizione tra due forti zone industriale.

Stessa situazione per Maranello, all’incrocio tra l’Appennino dove resiste l’agricoltura collinare, la meccanica in cui svetta la Ferrari e la vicina zona delle ceramiche. Anche qui lavoratori dipendenti e pensionati sono il grosso dei 12.718 contribuenti, con un totale di 11.631 per entrambe le categorie.

Il dopo sisma continua?

I calcoli dei redditi procapite divisi tra i vari territori conferma i trend storici, con variazioni però che lasciano stupiti. A Carpi ad esempio, florida ex capitale del tessile ancora sulla cresta dell’onda, che è stata pronta a mettere mano al portafoglio per consolidare case e fabbriche dopo il terremoto, il tributo al sisma è ancora in pagamento; non devono stupire quindi i 22.047 euro di entrate per ogni contribuente così come i 19.172 della vicina Novi, ben lontani tutti loro da Bastiglia, Bomporto e Campogalliano che riportano complessivamente redditi 22.135 euro, 21.226 e 22.447.

E l’altra piccola capitale della provincia, la Sassuolo delle piastrelle e della serie A? A dispetto delle ceramiche chiuse ancora prima della grande crisi, riporta dichiarazioni da 24.495 euro a testa, stranieri compresi.

Reddito zero. Resta come vagone di coda la montagna, ma anche qui occorre il massimo di cautela. Se tra il Cimone e le valli del Dolo e del Dragone si registrano i redditi più bassi, non per questo ci sono le file di poveri per strada. È pur vero che Fiumalbo, Montecreto e Pieve registrano rispettivamente 16.369, 16.427 e 16.992 euro ma come in tutto l’Appennino le attività agricole e la cosiddetta economia di vicinato, quella fatta di scambi tra amici, la fa da padrone. In paesi di mille o duemila anime, nelle borgate il bambino che va presto a scuola trova i genitori dei coetanei che lo accudiscono e lo aspettano: meno rette di pre-scuola, e quindi niente fatturato registrato in banca. E lo stesso vale per i lavori agricoli, che molto spesso sono svolti in proprio, e per i prodotti dei boschi e della campagna . E quelli a reddito zero o addirittura negativo? Basta sommare le cifre: in tutta la provincia sono 1.512.

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