La “Falconiera” così è rinata la corte che risale ai Pico di Mirandola
Nelle valli di Quarantoli è stata ricostruita dopo il sisma Tutela della Sovrintendenza piacerebbe a Olmi e Bertolucci
MIRANDOLA. Una strada di campagna con curve che neanche la spada di Zorro avrebbe disegnato meglio. L’orizzonte interrotto solo dalla linea ferroviaria. Se ci fossero Ermanno Olmi o Bernardo Bertolucci ci girerebbero un remake dell’”Albero degli zoccoli” o di “Novecento”. Ecco la “Falconiera”, il cuore dell’azienda agricola della famiglia Golinelli. Una delle ultime corti padane perfettamente conservate. Pardon, meglio ricostruite e sopravvissute alla tragedia del terremoto. Ma non senza il sudore, le paure, il sacrificio, le notti insonni e le ore di duro lavoro di tutti i Golinelli. Famiglia patriarcale 2.0. Che unisce sorriso e coraggio. Che lavora sotto il sole cocente che d’estate fa boccheggiare questa terra e la gente della Bassa ma sa rinfrescare il palato degli italiani con i meloni “Giallooro” il marchio con cui l’azienda di papà Giulio e mamma Gloria commercializzano alcuni dei loro prodotti. Dai meloni alle zucche e ai pomodori. Tutto finisce sui banchi di mezz’Italia. Come la carne dei maiali allevati.
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E tutto o quasi è focalizzato qui, alla “Falconiera” che dopo tre anni di lavoro è tornata all’antico splendore. «Era la tenuta della famiglia Pico. Sette secoli fa ci allevavamo i falchi. Mio bisnonno Attilio e mio padre Ruggero presero questa terra in affitto nel 1948. E lavorando come bestie poi riuscirono a comprarla», racconta Giulio Golinelli, con la moglie, al centro di una famiglia che con i figli Giacomo, Guglielmo, Gilberto e Gregorio e tanto di fidanzate e una nipotina, guida un’azienda agricola di oltre cento ettari tra terra in proprietà e in affitto. “Falconiera” è una tenuta unica di poco più di cento ettari immersi nelle Valli di Quarantoli.
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«Vede quella casa? È del 1450. La più antica. E il grande fienile invece, al centro della corte risale al periodo austro-ungarico - precisa la moglie - nel dopoguerra nella casona c’era anche la scuola e una chiesetta col prete che diceva messa... Una comunità padana, emiliana autonoma. La gente e i bambini venivano qui da tutta la zona. Altri mondi, ma quanta nostalgia». Dopo il terremoto, i Golinelli hanno dovuto trasferire d’urgenza i 500 maiali allevati e che crescevano nel fienilone centrale. Affittarono altri capannoni nei dintorni e a Bastiglia. Una vitaccia in più. «Poi la ricostruzione con le Belle Arti e il Comune che ci sono stati vicini e hanno capito e saputo valorizzare la “Falconiera” volendo riportarla al passato. Sarà una “Fattoria didattica”, si potranno fare progetti, eventi per valorizzare e scoprire la Bassa. Tempi più lunghi nella ricostruzione ma devo dire che ne è valsa la pena», dice l’onorevole Guglielmo guardano con il resto della famiglia la strada fatta in questi cinque anni. «Però c’è ancora tanto da fare per finire e i problemi non mancano. Siamo ormai alla quinta generazione su questa terra, passando tra guerre e terremoti. Ma la “Falconiera”, in questa pianura ha una particolarità: sorge su una Terramare, su un sito archeologico che risale all’Età del Bronzo. E quando vennero le alluvioni la corte si salvava e la gente portava qui quel che aveva strappato all’acqua del Po... È stato così anche col terremoto». Ha tremato la “Falconiera” ma si è salvata. (glp)
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