Minorenne rapinato e picchiato a sangue
«Mi hanno preso soldi e cellulare e non smettevano di colpirmi». Salvato da un carabiniere che ha fermato un bandito
«Erano dei delinquenti, gente che pensava solo a rubare a picchiare. Tutti e due si sono accaniti, mi hanno preso a calci e a pugni subito quando mi hanno fermato per strada e anche dopo che mi avevano rapinato. Non si fermavano. Per fortuna che è arrivato quel giovane carabiniere che mi ha salvato ed è anche riuscito a fermarne uno, perché quei delinquenti erano una furia». Diciassette anni, di Pordenone, il ragazzo è nella nostra città perché sta svolgendo uno stage come addetto di sala presso il ristorante L’Erba del Re del famoso chef Luca Marchini e l’altra notte è stato vittima di una violenta rapina, proprio alla Pomposa, nelle vicinanze del ristorante.
Aveva terminato di lavorare alle 22.30 e, libero da impegni, aveva passeggiato per il centro (dove per altro lui ha trovato una sistemazione temporanea) assieme ad amici per poi ritornare sul tardi, sempre in compagnia, alla Pomposa, dove c’era ancora un po’ di movida, con locali aperti nel venerdì pre pasquale, e si trovava in via Cardinal Morone per le ultime chiacchiere.
Ieri mattina, ancora in ospedale dopo le medicazioni ma da cui verrà presto dimesso, era in compagnia di Marchini che è voluto restare vicino al giovane, ovviamente scosso dall’accaduto e perdipiù ferito, con parecchi traumi al volto. I medici hanno diagnosticato che ne avrà per una quindicina di giorni: naso fratturato, forti traumi al capo, lividi e contusioni ovunque che sono stati causati dalla furia dei due banditi.
«Non appena ho saputo - dice il cuoco Luca Marchini - mi sono precipitato da lui, per stargli vicino, per rincuorarlo. È un ragazzo, un minore che ha vissuto una esperienza terribile. Dobbiamo solo ringraziare quel carabiniere, un giovane che fra l’altro non era in servizio, che è riuscito a far sì che questa storia, almeno, sia terminata con uno dei due banditi catturato ad arrestato. Son cose terribili che vorremmo che non accadessero mai». Probabilmente anche il secondo rapinatore e picchiatore, vista la presenza di parecchie telecamere in zona, potrebbe essere stato identificato: i militari dell’Arma stanno indagando in questo senso.
Un giovane carabiniere dunque, protagonista di tutta questa vicenda. La rapina è andata in scena poco dopo le 2, nella zona della Pomposa, nei pressi di via Cardinal Morone. Come detto il 17enne è stato affrontato da due maghrebini che non appena lo hanno avvicinato hanno in iniziato a sferrare colpi. Un gran pugno in pieno volto, il viso che diventa subito una maschera di sangue, il giovane che urla, cerca di dimenarsi, di sfuggire alla morsa dei due che rincarano la dose di colpi. I malviventi prendono il portafoglio e il cellulare del ragazzo ma non mollano: «Continuavano a picchiarmi , a darmi dei colpi» ha raccontato la vittima.
«Poi è arrivato il carabiniere, deve aver sentito le mie urla - racconta ancora il 17enne - era in compagnia di amici. Lui mi ha subito soccorso, mi ha tranquillizzato poi è riuscito a bloccare uno dei picchiatori dopo un inseguimento». Si tratta di un giovane militare dell’Arma in forza alla caserma di viale Tassoni, pure lui in libera uscita, senza impegni di lavoro e che aveva voluto passare una serata un compagnia di amici alla Pomposa. Stava passeggiando quando ha sentito le grida, ha visto il parapiglia e senza pensarci su due volte si è lanciato in auto della vittima del pestaggio.
Uno dei due è riuscito a scappare ma, probabilmente, per lui potranno parlare le immagini delle telecamere di videosorveglianza della rete di sicurezza comunale o quelle private della zona del centro. L’altro è stato arrestato, aveva ancora le mani sporche di sangue: si tratta di un marocchino di venticinque anni, con precedenti per reati contro il patrimonio. È in carcere a Sant’Anna, con l’accusa di rapina e di resistenza a pubblico ufficiale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
