A sangue freddo
Ho incontrato in città un geco africano dalla coda grassa, in un negozio di animali che immaginavo popolato da cani, gatti e cavie scarmigliate o, al massimo, da qualche volatile. Nel rettilario una...
Ho incontrato in città un geco africano dalla coda grassa, in un negozio di animali che immaginavo popolato da cani, gatti e cavie scarmigliate o, al massimo, da qualche volatile. Nel rettilario una giungla tropicale, con serpenti, camaleonti, draghi barbuti, testuggini, anfibi. Ed è tutto easy. Easy il proprietario e sereni i clienti, che maneggiano gli animali con grande nonchalance. Le code si attorcigliano, mentre i consigli dell’esperto si fanno sotto come tuoni e saette quando c’è il temporale. La mano (di lui) si ficca in una teca dove pesca larve piuttosto vivaci e per un attimo vorrei essere altrove. Ma è come quando si guarda un film horror. Durante la scena clou si chiudono gli occhi, poi, però non si smette di guardarlo. Hemitheconyx caudicinctus. É questo il nome scientifico della bestiola che la mia famiglia sta considerando di portare a casa. Io, nel frattempo, sto considerando la famiglia accanto, con passeggino, intenta nell’acquisto di un animale che striscia che, di quando in quando, butta fuori la sua lingua biforcuta. Lo porta fuori infagottato come un bambino che lascia la nursery. «Guardi che è solo una questione culturale», mi dice il proprietario che indovina parecchi dei miei punti interrogativi interiori e che, evidentemente, desidera farmi sentire a mio agio. «In America già da decenni considerano i rettili animali domestici». C’era anche il geco leopardino. Il geco crestato o ciliato della Nuova Caledonia, se c’era, non l’ho visto, come il geco Tokay, quello dorato o quello striato. Nel menù delle opportunità a sangue freddo anche un drago d’acqua cinese, uno scinco dalla lingua blu, un pitone palla, un serpente del grano, una rana cornuta, un tritone dal ventre di fuoco o una tartaruga falsa carta geografica. Mentre lo scorro mi rendo conto che sono già stata conquistata dai nomi da favola. Mi vien voglia di scrivere la storia della tartaruga dalle orecchie gialle, in effetti, e prima che me ne renda conto sono in macchina col geco africano dalla coda grassa. Lo guardo e penso che in fondo non è il primo animale a sangue freddo che ho incrociato. Tra l’altro mi guarda con occhi più dolci. Anche se gli altri avevano sembianza umana.
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