Pasqua, tempo di uova e di passatelli in brodo
L'òv bandàt l'è bòun anch dapp Pasqua. Ossia, l'uovo benedetto è buono anche dopo Pasqua; il detto suggeriva che se un dono è fatto con sincerità non ha scadenza oppure era un modo per ringraziare o...
L'òv bandàt l'è bòun anch dapp Pasqua. Ossia, l'uovo benedetto è buono anche dopo Pasqua; il detto suggeriva che se un dono è fatto con sincerità non ha scadenza oppure era un modo per ringraziare o togliere dall'imbarazzo chi, seppur in ritardo, rendeva un proprio omaggio.
Oggi, i simboli della Pasqua si stanno perdendo. I pulcini, i coniglietti, le colombelle e le campane che suonano a festa erano i simboli del coronamento gioioso per il ritorno della primavera. Fino a pochi decenni fa, anche le tradizioni religiose Pasquali erano molto sentite, quanto quelle di Natale: un po' perchè questa festa arrivava dopo una quarantena di stenti, fioretti e astinenze quaresinali e un po' perchè sottolineava l'arrivo della bella stagione e dell'inizio del nuovo ciclo agrario.
Il vero simbolo della Pasqua però è sempre stato l'uovo, l'immagina stessa della rinascita e per il Cristianesimo della resurrezione di Cristo. In entrambi i casi la Pasqua era particolare motivo di gioia ed è per questo il detto: "contèint come ònna Pasqua". Con l'uovo benedetto si iniziava questo giorno di festa. Le uova per tutta la famiglia venivano bollite il sabato della vigilia, poi a discrezione e secondo la creatività dei più piccoli, venivano colorate o decorate con estro. Si deponevano poi con cura in un cestino e si andava in chiesa per farle benedire. Il giorno di Pasqua l'uovo sodo e benedetto veniva mangiato a colazione, con aggiunta di un po' di sale e volendo, anche un po' d'olio. I gusci non venivano messi nella spazzatura, in quanto benedetti, ma erano bruciati o macinati insieme all'impasto per le galline affinché dessero più calcio alle future uova.
La tradizione delle uova sode è rimasta ancora oggi nelle sfide a "coccin coccetto", che si svolgono sia la domenica che il lunedì di Pasqua in diverse zone della nostra provincia. E' un antico gioco che consiste, ieri come oggi, nella sfida tra due contendenti muniti di uova sode colorate. Chi rompe l'uovo, che ciascun giocatore tiene in una mano, lo vince e può affrontare un nuovo duello. E proprio perché la Pasqua significava anche il ritorno alla produzione delle uova nel pollaio, oltre ai più "nobili e ricchi" tortellini, uno dei piatti tipici di queste festività erano i passatelli in brodo. In pratica un impasto di pane raffermo grattugiato, Parmigiano reggiano grattugiato in eguali quantità, uova, un pizzico di sale e una grattugiatina di noce moscata; il tutto viene amalgamato bene e passato attraverso un apposito attrezzo, o, molto più comunemente, attraverso uno schiacciapatate con i buchi larghi. in modo da creare dei "vermicelli".
Per la cottura c'è chi li tuffa direttamente nel brodo bollente, ma le rezdore consigliavano di farli riposare per un paio d'ore su un canovaccio in modo che quando vengono cotti possano conservare la loro forma allungata.
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