Modena in festa col ritorno di Ermes: riapre la trattoria
Dopo la brutta caduta dello scorso febbraio il celebre oste ottantenne Ermes Rinaldi si è ristabilito e riapre la trattoria di via Ganaceto, uno dei simboli di Modena: «La Bruna adesso è pronta, possiamo iniziare»
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MODENA. È la storia che chiama e Ermes non poteva tirarsi indietro e in effetti, a ben pensarci, per lui e per Modena doveva accadere proprio in questo periodo pasquale di liberazione e di resurrezione.
Da quell’angolo della camera da letto, che si trova proprio sopra all’osteria, l’altra sua casa in via Ganaceto, è andato a trovare la camicia bianca, le eroiche bretelle e il pantalone a color aviatore. “La divisa” era rimasta là, appoggiata cadente su una sedia, da quel sabato di inizio febbraio in cui lui cadde e il nostro omone finì ospedale.
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È finalmente arrivato il momento di indossare la divisa, di alzare la serranda e urlare al mondo un Gabiàn! liberatorio, un grido di guerra fraterno che sta a significare che l’osteria, l’ultima, l’unica di Modena riapre i battenti. Oggi si riparte, le mura riecheggeranno di nuovi sproloqui, di risoluzioni e di strategie da far invidia all’Onu, calcio e politica alla modenese faranno slalom gigante tra i pistoni di lambrusco dove una tagliatella è la linea del traguardo per il paradiso.
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Oggi Ermes Rinaldi sarà il cavaliere della Bruna, colei senza la quale, come lui stesso ha orgogliosamente ammesso anche nei momenti più accesi e spumeggianti, si sarebbe sentito vuoto, senza nulla e senza significato: «La Bruna torna ai fornelli, riapriamo, ci sono anche i miei amici a darci una mano. Adesso siamo pronti».
È davanti alla porta dell’osteria trattoria e alza con vigore un bastone da passeggio: «Mi serve per appoggiarmi, per camminare, la gamba mi dà sempre dei problemi. Ma all’occorrenza questo bastone…». Non ha perso certo la sua verve burbero-bonaria il buon oste che, nel suo periodo di convalescenza, tra ospedale, controlli, cure e controcure, passeggiate, umori bassi e alti, ha anche tagliato il traguardo degli ottanta anni, in agosto, sempre festeggiato dai suoi amici quelli che, impresa davvero unica, son riusciti a portarlo in Africa, dove la onlus “Amici di Ermes” porta e realizza beneficenza concreta. Certo che quell’incidente lo ha pagato tutto e caro (anche i famigliari), in sofferenza e in lungo recupero: una caduta, dicevamo, dopo essere stato giù in osteria con gli amici e poi la salita lungo le scale di casa, con una sedia che doveva riportare.
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Un tratto stretto, la sedia che ingombra, il piede ancora incerto, quello della gamba che era stata operata per una precedente caduta ed Ermes era scivolato e cadendo aveva battuto forte la testa. Da febbraio l’equipe medica di Baggiovara, che la famiglia non smetterà mai di ringraziare per l’affetto, la professionalità e i vari miracoli compiuti, si era occupata dell’omone andato in tilt e, piano piano, lo ha portato al suo recupero.
La città, dopo il suo infortunio, nel frattempo era rimasta orfana di uno dei luoghi di culto, meta di pellegrinaggio di turisti e anche di indigeni di ogni generazione. Era come se mancasse qualcosa: Duomo, Ghirlandina, Ferrari sì ok, ma Ermes? Perché sedersi ai tavoloni di quella trattoria è una esperienza, un viaggio nella modenesità che si compie come se si fosse in famiglia, in par condicio dall’aiuto operaio al luminare.
E anche Ermes non vedeva l’ora di ritornare “in famiglia”, tra i suoi tavoli, tra tutte quelle facce che, una per una, hanno costituito i secondi della sua esistenza. Lontano dai suoi avventori, dallo scorrere fumante dei piatti, era come un leone in gabbia: oggi il momento più atteso è arrivato, è giunta l’ora di poter prendere l’unica vera medicina buona per Ermes. Non è il vino, ma l’amicizia e l’affetto della sua città.
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