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Modena, Massimo Pellegrini: l’ex calciatore che ora gioca dietro al bancone

di Stefano Aravecchia
Modena, Massimo Pellegrini: l’ex calciatore che ora gioca dietro al bancone

Terminata la carriera ha gestito diversi locali L’ultimo il caffè letterario Artigiani della Vita

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“Centrocampista di spiccate attitudini offensive, ha ricoperto anche i ruoli di mezzapunta e, all'occorrenza, di attaccante centrale. Era uno specialista dei calci di punizione”.

Così Wikipedia descrive Massimo Pellegrini, ex calciatore classe 1966 che - nel suo girovagare per l’Italia - ha indossato per otto anni la maglia del Modena e per quattro quella del Sassuolo. Conclusa la carriera nel 2003, per un attimo pensato di tornare nella sua Frascati «ma i figli erano grandi e alla fine con mia moglie abbiamo deciso di rimanere a Modena, dove peraltro stiamo benissimo» - dice Pellegrini, oggi 52enne.

Di romano lei ha mantenuto l’accento, per il resto è ormai è da considerarsi un modenese.

«Vero, sono arrivato qui a Modena nel 1990, sono passati 28 anni e ormai mi sento modenese a tutti gli effetti. Qui sto benissimo, la qualità della vita è buona, a parte il clima che lascia a desiderare. Finchè stavo a Frascati non sapevo neanche cosa fosse la nebbia: a Modena ho imparato ad apprezzarla, sono un malinconico e in un certo senso mi piace».

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Perchè finita la carriera non è rimasto nel mondo del calcio?

«A dir la verità appena chiusa la carriera alla Poggese per un paio d’anni ho allenato i Giovanissimi del Sassuolo, ma la cosa non mi prendeva. Non ero ancora pronto per insegnare a ragazzi di 14 anni, mi sentivo ancora calciatore. Quindi ho smesso e deciso di buttarmi in altre cose lontane dal mondo del calcio. Dopo tanti anni di professionismo era arrivato il momento di staccare e ripartire. Del calcio mi è sempre mancato il campo, il rapporto coi compagni, l’odore di olio canforato ma il contorno non mi ha mai appassionato. Finito quello, per me è finito tutto».

Come si è rimesso in gioco?

«Sono un tipo sempre alla ricerca di nuove sfide. Per prima cosa ho preso il diploma di Shiatsu, la medicina tradizionale cinese mi ha sempre affascinato. Era un trattamento che facevo ai tempi di Sassuolo, talmente piacevole che ho voluto imparare la tecnica del massaggio e per qualche tempo l’ho praticata al centro Agorà di via Barchetta».

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Poi però si è buttato sulla ristorazione.

«Nel 2006 ho aperto il Wine Bar Moreali in via Moreali: con altri altri tre soci siamo riusciti a creare qualcosa di unico. Sono stati quattro anni entusiasmanti. Nel 2010 ho deciso di rilevare l’Oca Bianca, ristorante in via Martignana dove sono rimasto per tre anni. Io stavo in sala, curavo i rapporti con la clientela. Insomma, una sorta di public relations».

Nel 2013 il calcio ritorna nella sua vita.

«Sì, mi prendo un periodo di pausa, rimettendomi in gioco ad allenare i ragazzi a Fiorano con buoni risultati, arrivando sempre alla fase regionale».

L’anno scorso è di nuovo dietro a un bancone.

«Nel settembre 2017 tramite mio figlio Simone conosco Domenico Carvelli e Maria Gloria Alcover, due “visionari” che mi coinvolgono insieme a Giampaolo Bulgarelli in un’esperienza affascinante. Apriamo il circolo Artigiani della Vita in via Scanaroli, un caffè letterario dove - in un ambiente ricavato da una vecchia falegnameria - si sposano vino, cultura, spettacolo, libri e musica».

Quella per il vino è un’altra delle sue passioni.

«Pur essendo un autodidatta, l’esperienza accumulata in questo ambito la sto mettendo a frutto nella mia attuale attività».

Rammarico per non essere rimasto nel mondo del calcio?

«Già quando ero ancora in attività mi vedevo oltre, sapevo che sarei uscito subito da quell’ambiente. A differenza di miei colleghi staccarmi dal calcio non è stato un trauma. Il fatto di rimettermi in gioco mi ha salvato e mantenuto giovane».

Anche il resto della sua famiglia ha messo radici a Modena.

«Il mio figlio più grande, Simone, ha 24 anni e fa il fotografo, Matteo invece ne ha 19, ha appena finito la scuola alberghiera ed è un grande tifoso del Modena. Mia moglie Elisabetta insegna scherma al Pentamodena: stiamo insieme da quando avevamo 14 anni e ci siamo sposati a 24. Anche lei è di Frascati, ma si è subito innamorata di Modena. Quando ho smesso di giocare lei era ancora più convinta di me a restare, io forse sarei anche tornato a casa che ho lasciato a 14 anni. A Frascati ho ancora i genitori e tre fratelli. Penso che il cerchio della mia vita lo chiuderò là dove tutto è iniziato anche a livello calcistico, nei pulcini della Lupa Frascati».

Cosa farà Massimo Pellegrini da grande?

«Sono un tipo eclettico, un vulcano di idee. Non è detto che il circolo Artigiani della Vita sia l’ultima tappa della mia seconda carriera».

LA SCHEDA. "UN SOGNO? IL MODENA IN B"



 

Per descrivere la carriera di Massimo Pellegrini servirebbe un libro. Il suo nome salì alla ribalta nel 1981 per un illecito operato dai dirigenti interisti: pur superando i limiti di età, venne convocato per il Mundialito Under 14 svoltosi in Argentina nel 1981, sotto il nome di un compagno di squadra che rientrava nei limiti. Il torneo vide la vittoria dei nerazzurri e Pellegrini fu il capocannoniere nonché votato miglior giocatore del torneo ma, una volta scoperta l'infrazione, l'Inter dovette restituire il trofeo e affrontare le sanzioni del caso, compresa una squalifica di sei mesi per lo stesso calciatore. Poi l’esordio in A (e in Coppa Uefa) con i nerazzurri nell’82-83 diventando a 16 anni, 11 mesi e 10 giorni, il più giovane giocatore utilizzato in Serie A dall'Inter. L’arrivo a Modena nel 1990 dopo le tappe a Monza, Cagliari, Spal, Ancona ed Empoli. Per lui si profilava l’approdo in un top club, a stroncargli il sogno la frattura di tibia e perone in uno scontro di gioco con Schenardi nel 91-92. «Ogni tanto ripenso alla mia carriera - dice Pellegrini - tanti ricordi belli e un pizzico di rammarico. Sono maturato lentamente e questo mi ha penalizzato. A 24 anni a Modena ero al top, pronto a un salto importante ma il grave infortunio a Brescia spense i sogni». «Nasco tifoso della Juve - ammette “Pelle” - ma un giorno mi piacerebbe rivedere il Modena almeno in serie B. Il mio cuore l’ho lasciato ai gialli e in questo momento vedo una grande tristezza a livello sportivo. Se mi chiedessero di tornare nel Modena in un ruolo dirigenziale o tecnico? Perchè no». (star)

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