Polinago vince la sfida La maxi stalla non si farà
Il progetto da 190 capi a Casa Matteazzi bocciato perché giudicato insalubre L’azienda proponente non accoglie il piano alternativo ma vuole un risarcimento
POLINAGO . Non si farà la maxi stalla a Casa Matteazzi. Da Pavullo lo Sportello unico per le attività produttive (Suap) ha espresso un provvedimento finale di diniego sul progetto, a sintesi dei pareri espressi dagli altri enti e dalle criticità sollevate dallo stesso Servizio edilizia e urbanistica del Comune di Polinago. Se questo vale a chiudere la vicenda dal lato tecnico, resta però una coda giudiziaria. La proprietà infatti a metà marzo, sul filo di lana della scadenza, ha presentato un ricorso al Tar contro Suap e Comune, ma da quando si è appreso al solo scopo risarcitorio, parlando di un danno subito per la mancata costruzione senza però chiedere ai giudici di annullare i provvedimenti e poter procedere alla costruzione. Ricorso peraltro che si profila dai tempi lunghi (anche 3 anni in questi casi) dato che non c’è richiesta di sospensiva.
Insomma, nei fatti un bel sospiro di sollievo per i residenti in questa località di pregio ambientale scelta anche da diversi pendolari di Sassuolo (a una ventina di minuti).
La vicenda era iniziata nel giugno 2017 quando fu presentata dall’azienda agricola Baroni Patrizia di Prignano domanda per realizzare uno stallone da 3.500 metri quadrati in un campo di 22 ettari ai lati di via Banzola, a pochi metri dalle abitazioni e anche da una casa di riposo. La proposta allarmò non poco i residenti, per il timore di vedere il riproporsi di un “caso-Castagneto”.
A fronte di una previsione di partenza di 191 capi infatti, gli spazi lasciavano presagire la possibilità di raggiungere anche le 350 unità. Di qui le vibranti proteste, arrivate anche in Consiglio comunale con un’interrogazione.
I tavoli tecnici si sono susseguiti, con tanto di Conferenza dei servizi, e analizzati tutti i risvolti del piano il Comune - attraverso l’architetto Gian Luca Giullari (responsabile urbanistica ed edilizia) - nei mesi scorsi ha fatto sapere all’azienda che il progetto così non si poteva autorizzare: l’attività arrivava a 50-60 metri dai fabbricati, con un elevato rischio di nuocere ai residenti. Infatti il Testo Unico delle Leggi Sanitarie (Tuls) raccomanda la collocazione in zona isolata per le industrie insalubri, anche di prima classe come questa.
È stato quindi chiesto all’impresa di presentare varianti di collocazione della stalla (su una disponibilità di 30 ettari), in modo da mantenere una distanza di almeno 150 metri dalle case. I progetti alla fine sono diventati tre, e la Conferenza dei servizi si è chiusa con indicazione positiva da parte di Comune e Ausl solo per la localizzazione numero 3, quella che contemplava un’edificazione nei pressi del laghetto, in netta distanza dalle case. Ma l’azienda ha poi deciso di non procedere con l’opzione autorizzata, forse anche perché rispetto al progetto-1 avrebbe comportato la perdita di importanti contributi Psr europei. In questo contesto, già il 21 dicembre il Comune ha comunicato il suo pre-diniego se non fosse stata inviata tutta la documentazione sul progetto-3. La cosa è stata poi formalizzata e il 13 gennaio il Suap ha sancito il no che ha chiuso l’iter.
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