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Crisi di Panaria in Borsa: da 6,95 a 3,66 in sei mesi

di Stefano Turcato
Crisi di Panaria in Borsa: da 6,95 a 3,66 in sei mesi

Dal valore raggiunto nell’ottobre scorso al crollo delle ultime settimane che riporta ai livelli del gennaio 2017: il mercato non riprende fiducia nel titolo

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Continua la serie nera del titolo di Panariagroup alla Borsa milanese di Piazza Affari.

Se ne era parlato già un paio di settimane fa, quando il titolo dell’importante Gruppo ceramico con sede a Finale aveva fatto segnare un meno 9,40 con cui il valore era sceso a quota 4,53 euro. Ma in queste ultime due settimane la caduta, sia pure con qualche oscillazione, è di fatto proseguita fino al 3,86 della settimana scorsa e al 3,66 in chiusura di ieri.

Vero è che le scelte dei mercati finanziari spesso non corrispondono ai dati dell’economia reale, e in questo senso non mancano elementi a favore del Gruppo ceramico guidato da Emilio Mussini. Ma si deve registrare questa tendenza che per ora non accenna ad arrestarsi per un titolo azionario che soltanto sei mesi fa, all’inizio dell’ottobre scorso, aveva toccato quota 6,95 euro: ora di fatto il valore si è quasi dimezzato per tornare ai livelli di inizio 2017.

Per dare un’indicazione dei saliscendi percorsi dal titolo Panariagroup dal gennaio 2017 a oggi, si deve partire dal valore di 3,50 euro del 2 gennaio 2017 e 3,43 del 23 febbraio. Poi inizia una crescita significativa che passa dal 4,63 del marzo 2017 al 6,33 del 26 aprile fino al 6,40 del 23 maggio. Un netto calo in estate (5,00 il 5 luglio) poi il balzo record del 5 ottobre ai 6,95 euro già citati.

Nei sei mesi da allora a oggi si registra il crollo. L’8 novembre scorso si scende a 6,09, il 23 novembre a 5,76, si risale il 20 dicembre a quota 6,00, quindi a 6,16 il 9 gennaio fino a 6,28 del 19 gennaio. Da quel giorno in poi è crisi. Il 29 gennaio il titolo Panariagroup è scambiato a 5,95 euro, il 5 febbraio a 5,30 poi 5,13 il 12 febbraio e 4,98 il 27 febbraio per risalire a 5,13 il 13 marzo.

La discesa, per il momento inarrestabile, fa segnare 4,53 il 19 marzo, 3,92 il 22 e 3,86 il 29 marzo, vale a dire la scorsa settimana. Ieri, alla riapertura di Piazza Affari dopo le festività pasquali, la tendenza non è mutata e a fine seduta il titolo è sceso a 3,66 euro.

Quali possibili cause già si è parlato delle chiusure delle sedi in Florida durante gli uragani e della debolezza del dollaro. Al tempo stesso c’è però Banca Imi a sostenere che le prospettive 2018 sono buone, mantenendo sul titolo valutazioni positive, ma per adesso non possiamo che prendere atto di questa caduta.

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