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I cacciatori secessionisti: «Basta pressioni»

I cacciatori secessionisti: «Basta pressioni»

Segnalate manovre oscure per limitare la protesta sulla gestione dell’Atc del presidente Lamandini

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SERRA MAZZONI. Inviti più o meno espliciti a tornare sulle proprie posizioni. È quanto avrebbero ricevuto nelle scorse settimane i cacciatori “secessionisti” di Serra che con quelli di Prignano, Polinago, Pavullo e non solo hanno sottoscritto lettere (78 firme su 100 cacciatori a Serra) inviate in Regione e altri ambiti per chiedere di uscire dall’Atc Mo2 (il principale della provincia) per confluire nell’Atc Mo3 della montagna.

È quanto denunciano gli stessi comitati spontanei di secessionisti: «Chiediamo agli organi istituzionali (dall’assessore regionale Simona Caselli al direttore del Servizio agricoltura e caccia Valtiero Mazzotti, la responsabile degli ambiti di caccia Maria Cristina Benassi e lo stesso presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli) di vigilare e indagare su quanto sta accadendo nell’Atc Mo2 - scrivono i comitati - perché si sta tentando in vari modi di fare recedere dalle proprie posizioni i cacciatori. Vedi il caso eclatante di Prignano, dove alla fine le firme non sono state presentate temendo il ritiro delle squadre di cinghiale. A Montese ci risulta la distribuzione di stampati da sottoscrivere e mandare in Regione con la richiesta ora di rimanere nell’Atc Mo2: tutto questo è inaccettabile».

I comitati invece confermano la loro volontà secessionista chiedendo agli enti «che in occasione della nuova perimetrazione degli Atc si tenga conto dell’omogeneità del territorio». Leggi: la montagna deve essere unita nel Mo3. «È quello che chiede la quasi totalità dei cacciatori residenti - notano - con esponenti di tutte le associazioni, perché il nostro unico scopo è promuovere una politica venatoria vantaggiosa per tutti».

I comitati biasimano anche il presidente dell’Atc Mo2 Francesco Lamandini per aver affrontato in parte le questioni da loro sollevate solo sull’editoriale di “CacciaMO”, il periodico dell’Atc Mo2. «Ne abbiamo saputo trovandolo in un bar sull’Estense - precisano i comitati - Lamandini ci accusa di far polemica, ma noi abbiamo solo raccontato fatti, a partire dalle tabelle coi divieti conficcate negli alberi con chiodi e viti. Il presidente è retribuito con il denaro di tutti gli iscritti e non solo con quello di coloro che plaudono al suo operato, perciò suo dovere sarebbe quello di prendere in esame tutte le problematiche sollevate. Lui stesso peraltro nell’editoriale riconosce esserci “mezze verità” in quel che diciamo: affronti queste mezze verità, senza accusare i pochi di rovinare l’attività dei molti. Noi pensiamo invece che siano i privilegi di cui godono in pochi ad andare a discapito dei molti. Vorremmo anche sapere quanto la Federcaccia ha contribuito alle spese per l’edizione di “CacciaMO”, visto che è l'unica associazione venatoria in esso reclamizzata». (d.m.)

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