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Cirelli (Pd): «Lo Sblocca Modena ha creato mille posti di lavoro»

Cirelli (Pd): «Lo Sblocca Modena ha creato mille posti di lavoro»

Dal rapporto tra centri di vicinato e supermarket al ruolo dello Sblocca Modena. Ad affrontare la questione commercio dopo l’allarme di Confesercenti è Alberto Cirelli, responsabile Attività...

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Dal rapporto tra centri di vicinato e supermarket al ruolo dello Sblocca Modena. Ad affrontare la questione commercio dopo l’allarme di Confesercenti è Alberto Cirelli, responsabile Attività produttive della segreteria cittadina del Pd e titolare di un’azienda che sviluppa software per la logistica e il trasporto per la grande distribuzione.

Cirelli, lo Sblocca Modena aiuta il commercio o penalizza i centri di vicinato?

«Oggi gli strumenti a disposizione di un Comune per fare governance territoriale non sono molti. Lo Sblocca Modena va proprio in questa direzione: evitare uno sviluppo “selvaggio” e provare invece a governare e indirizzare gli investimenti in modo equilibrato e virtuoso. Ad oggi questo strumento ha prodotto buoni risultati aiutando gli imprenditori (anche medio piccoli) che sul territorio hanno deciso di investire, fare innovazione, assumere e riqualificare pezzi di territorio e di quartiere. E poi, oltre che per la parte commerciale, credo vada considerato anche l’impatto su quella produttiva e dei servizi: ci sono società che hanno quasi raddoppiato il numero dei dipendenti, altre che hanno ampliato stabilimenti e sviluppato innovazione. Insomma, non possiamo negare che lo Sblocca Modena abbia portato nella nostra città oltre un migliaio di posti di lavoro, innovazione, riqualificazione, una governance “pro-attiva”».

Per Confesercenti, però, i posti di lavoro creati sono di qualità minore rispetto a quelli che rischiano di essere persi.

«Ciò che rileva Confesercenti è da tenere in grande considerazione, perché è una delle sfide con le quali dobbiamo fare i conti. La qualità, le conoscenze specifiche, il servizio, la vicinanza ai bisogni dei clienti richiedono esperienza e preparazione e spesso questa si riesce ad ottenere attraverso figure professionali più mature, con stipendi più alti, realtà tipiche delle strutture commerciali di vicinato. Le reti distributive tendono invece a un servizio più standardizzato (anche se molti cambiamenti stanno avvenendo) e legato a “protocolli di servizio”, ad un’attenzione al web, all’utilizzo di personale più giovane, meno esperto e meno pagato. Su questo dobbiamo porre tutti una grande attenzione (l’invito di Confesercenti va colto), perché le diversità di strategie non devono andare a discapito delle tutele fondamentali dei lavoratori: si può fare impresa e bene anche nel pieno rispetto delle tutele di tutti».

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