Affitti nelle case popolari arrivano i ritocchi ai canoni
Viste le premesse, il risultato non era scontato. Alla fine, però, l’opera di mediazione portata avanti da sindaco, Pd e Mdp-Per me ha dato i suoi frutti, scongiurando una rottura all’interno della...
Viste le premesse, il risultato non era scontato. Alla fine, però, l’opera di mediazione portata avanti da sindaco, Pd e Mdp-Per me ha dato i suoi frutti, scongiurando una rottura all’interno della maggioranza, ottenendo il voto di tutti i gruppi e soprattutto riducendo notevolmente l’impatto dei rincari sugli affitti delle case popolari voluti dalla Regione. Così, dopo una lunga fase di trattative, ieri pomeriggio in Consiglio comunale è stata approvata la delibera che modifica il Regolamento per il calcolo dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, che recepisce così le nuove norme regionali. Il provvedimento, presentato in aula dall’assessore al Welfare Giuliana Urbelli, è stato approvato con voto unanime del Consiglio insieme a due ordini del giorno di Mdp-Per me Modena e del Pd (emendato su proposta del M5S) sulla rateizzazione dei maggiori importi arretrati (il regolamento ha effetto retroattivo da ottobre 2017). Le nuove regole, come emerso dalle simulazioni presentate in aula, porteranno quindi a un aumento contenuto (3,4%, mentre quello prospettato inizialmente superava il 16%) del monte canone complessivo proveniente dai 2420 alloggi Erp cittadini con riduzioni dell’affitto (-2,1%) per le famiglie più fragili che si trovano nella fascia di protezione e aumenti per chi fa parte di una fascia Isee più alta. Una mediazione valutata positivamente da Tommaso Fasano, consigliere Pd e responsabile Politiche sociali della segreteria cittadina: «Attraverso il nuovo regolamento - spiega - il Comune di Modena è riuscito, grazie al lavoro degli assessorati coinvolti, a introdurre meccanismi di tutela rivolti alle fasce sociali più vulnerabili. Nel recepire una delibera regionale volta a rivedere i requisiti di accesso e permanenza e a ridefinire criteri per il calcolo dei canoni di locazione, è stato infatti possibile da un lato ridurre, a fronte di un contenuto aumento complessivo, l’ammontare dei canoni alla fascia di reddito più bassa, e dall’altro lato introdurre condizioni ad hoc (il cosiddetto “canone sociale”) per venire incontro alle necessità di categorie a maggiore rischio di disagio abitativo come i nuclei familiari composti da anziani o da persone con disabilità». Approvata all’unanimità anche la mozione Mdp-Per me Modena, che apprezzando la rimodulazione del canone chiede anche di valutare attentamente la questione degli arretrati per gli inquilini che vedrebbero un aumento del canone esaminando «la possibilità di non applicarlo o di sterilizzarne gli effetti o, se inevitabile per ragioni di legge, di rateizzarlo».
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