Massacra di botte l’amica che rifiuta il suo approccio
In via Graziani un 39enne tende un agguato violentissimo Poi chiama la polizia: «L’ho uccisa io». Gravissima la vittima
È bastato un “no” per renderlo furioso, violento, incontrollabile. Un “no” che nella sua vita altre volte ha agito come un grilletto contro chi osava pronunciarlo. E questa volta a momenti ha ucciso di botte una conoscente che ha avuto solo il torto di rifiutare le sue avance.
Un movente “passionale” (anche se l’etichetta è fuorviante) sarebbe all’origine dell’agguato notturno e del pestaggio terrificante contro una conoscente compiuto dall’energumeno 39enne di viale Gramsci che ha mandato all’ospedale in prognosi riservata la sua vittima con numerose fratture al volto, completamente tumefatto. Non è finita in tragedia solo perché la donna ha finto di essere priva di sensi.
È stato lui stesso, probabilmente senza capire cosa aveva fatto, a chiamare poco dopo la polizia e a dire alla Sala Operativa: «Pronto. L’ho uccisa io». Per fortuna non c’era riuscito. E ora la Squadra Mobile diretta dal dottor Marcello Castello l’ha messo in carcere. Ma l’intenzione omicida non è sparita: persino in cella urlava che avrebbe «finito il lavoro», che avrebbe ammazzato altra gente appena uscito dal carcere, come ha riferito il capo Mobile Castello, allarmato per la pericolosità di quest’uomo già seguito dal Simap di Vignola e noto per le sue reazioni violente.
L’aggressione è avvenuta intorno alle 2.30 della notte tra lunedì e ieri. Teatro dell’agguato, l’incrocio tra via Graziani - la scorciatoia che dalla Nonantolana porta direttamente al Ponte della Maserati - e via Baccarini. La vittima è una 44enne che abita in zona San Lazzaro. Aveva passato una serata in compagnia di amici. Tra questi c’era anche D.S., il 39enne che la pressava da giorni con messaggi e chat ai quali non rispondeva. Gli aveva spiegato che non voleva la sua attenzione. Si conoscevano da poco e tra loro c’era stato un contatto ma non si sa se fosse andato oltre l’amicizia. Fatto sta che la donna non voleva più approfondire la sua conoscenza e glielo ha detto. E glielo ha ribadito quando, tornando a casa in bici, se lo è trovato davanti in via Graziani. La risposta è stato un pugno in faccia. Un pugno fortissimo che l’ha gettata a terra. Poi un pestaggio assurdo, massacrante, infinito, tutto fatto di calci contro il viso della donna che aveva osato dirgli di “no”. Colpi che non finivano mai, neppure quando la maschera di sangue era diventata irriconoscibile per le lesione e le fratture ossee alla mascella e agli zigomi. Quando il 39enne se ne è andato, lei si è trascinata fino a casa di un amico che sta nei paraggi e l’uomo l’ha soccorsa portandola subito al pronto soccorso; dopodiché è stata ricoverata in prognosi riservata ma ha avuto modo di raccontare chi l’aveva conciata così. Lo stesso che prima ha chiamato la polizia dicendo di aver appena ucciso una donna e che poi, raggiunto dagli agenti della Mobile, ha cambiato idea e ha detto di non aver fatto niente. Lo stesso che in passato aveva già compiuto aggressioni violente. Ora è in carcere in attesa della convalida.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
