Polinago ha rifiutato la fusione Tomei: «Con Pavullo o niente»
POLINAGO . “Corteggiamento” respinto. Si potrebbe dire questo di Polinago in merito al progetto di fusione tra Lama Mocogno e Montecreto. Perché in un primo momento l’ipotesi era quella di guardare a...
POLINAGO . “Corteggiamento” respinto. Si potrebbe dire questo di Polinago in merito al progetto di fusione tra Lama Mocogno e Montecreto. Perché in un primo momento l’ipotesi era quella di guardare a un ente a tre che avrebbe potuto superare i 5mila abitanti (2.700 a Lama, 930 a Montecreto e 1.630 a Polinago). Ma il sindaco Gian Domenico Tomei non ha ritenuto di percorrere la strada, guardando per il futuro a un altro ipotetico “partner”.
«Per Polinago avrebbe senso solo la fusione con Pavullo - sottolinea - con cui all’epoca del sindaco Miglioli avevamo già messo insieme alcuni servizi e la stessa segreteria. Con Pavullo potremmo fare un salto di qualità su tante cose, pensiamo ad esempio alle scuole: le nostre, anziché decrementarsi, potrebbero diventare attrattive per chi abita fuori dal capoluogo così come oggi è per Sant’Antonio. Con Lama e Montecreto saremmo rimasti lo stesso piccoli, presto anche sotto ai 5mila. Loro stanno andando avanti e hanno fatto bene, per diversi aspetti. Ma per quanto mi riguarda, io dico: o facciamo una roba grossa, o è meglio il piccolo. È come nel lavoro: o fai il salto di qualità è diventi industria, o è meglio che resti artigiano».
L’opposizione di Polinago è invece contraria tout court a fusioni: «Le realtà più piccole sono sempre le più virtuose - nota la capogruppo Simona Magnani - perché con bilanci più contenuti c’è maggior controllo della spesa. E i costi della macchina amministrativa sono bassissimi. Mi lascia molto perplessa l’idea di fondere Lama e Montecreto, che hanno vocazioni diverse legate all’appartenenza alla media e all’alta montagna. C’è un altro modo di risolvere i problemi, ed è quello di rendere più efficiente l’Unione. Pensiamo solo alla lotta al dissesto idrogeologico, che assorbe la quasi totalità del lavoro degli uffici tecnici dei Comuni. Se ne potrebbe invece occupare l’Unione con figure specializzate, liberando risorse. Le fusioni tolgono solo rappresentatività a chi è più piccolo, allontanando ancor di più i cittadini dalla politica». (d.m.)
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