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«Scuola-lavoro? C’è chi sfrutta i minori»

di Gabriele Farina
«Scuola-lavoro? C’è chi sfrutta i minori»

Il magistrato-garante denuncia casi andati oltre il consentito. Anche in regione piccoli “schiavizzati”

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«Anche a Modena sono sfruttati i minori». La denuncia è stata fatta a Giurisprudenza al convegno “Lo sfruttamento minorile e le azioni di contrasto”.

«Un caso concreto di sfruttamento del lavoro minorile a Modena è stato reso visibile grazie a un insegnante - ha spiegato il docente di diritto del lavoro Thomas Casadei - che aveva capito come una condotta di uno studente fosse quella di un bambino che la notte lavorava». Casadei ha redatto la ricerca Unimore “Lo sfruttamento del lavoro del minore” con i professori Alberto Tampieri e Francesco Belvisi, riscontrando casi per minori stranieri non accompagnati o under 18 costretti a lavorare per vicende familiari. Alcuni dati a livello nazionale giungono da Save the Children e Cgil. «Da una ricerca del 2013 abbiamo stimato che il lavoro minorile tra i 7 e 15 anni riguarda 340mila ragazzi - ha detto Arianna Saulini (StC) - circa il 7% della popolazione di quell’età. Solo il 7% è di nazionalità straniera. È utilizzato soprattutto da imprese familiari».

Il lavoretto diventa sfruttamento «nell’11% dei casi» ovvero «quando è un impegno costante, togliendo tempo non solo allo studio, ma anche al riposo e al tempo libero». Una realtà che da Nord a Sud produce un «circolo vizioso», fatto di «stipendi bassissimi» e poca formazione. Per Saulini in Italia «sono invisibili le risposte allo sfruttamento: se non arriveranno, l’alternativa è l’illegalità».

I dati faticano a descrivere la realtà. Per Francesco Rosetti, rappresentante del Garante regionale sui diritti dell’infanzia, i 21 illeciti in Emilia Romagna nel 2015 e gli 11 del 2017 «gettano uno sguardo inquietante» perché molto sottostimati. Il magistrato ha trovato in un esempio di alternanza scuola-lavoro «estremi di schiavitù e di diritti fondamentali calpestati in una ditta di un certo rilievo della nostra regione». Per Rosetti l’alternanza si configura spesso «come inutile o una forma di sfruttamento». Paola Cicognani, direttrice dell’Agenzia regionale per il lavoro, ha rimarcato uno scarso uso di contratti regolari per i minori che possono lavorare.

«In tutta l’Emilia Romagna sono stati fatti appena 83 contratti di apprendistato di primo livello - ha garantito Cicognani - e tutti dentro gli istituti professionali».

La direttrice ha puntato il dito contro il ministero dell’Istruzione sulla non comunicazione degli abbandoni scolastici. «Il mancato assolvimento del diritto-dovere all’istruzione impone di chiamare i carabinieri - ha ripreso Cicognani - ma ciò non accade mai. Ormai tantissimi ragazzi rinunciano al quarto anno di superiori perché hanno bisogno di soldi. Preferiscono fare il tirocinio non curriculare per 450 euro al mese. L’apprendistato di terzo livello consente di studiare, laurearsi e fare master lavorando ma in Emilia Romagna ne facciamo appena quaranta».

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