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Sei in condotta, parla lo studente

Il giovane ha pubblicato un video su Facebook: «Ribadisco la mia posizione»

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Ha deciso di uscire allo scoperto lo studente di quarta dell’Itis che ha ricevuto 6 in condotta dopo la pubblicazione del post contro l’alternanza scuola lavoro, il primo giorno in azienda. E lo fa per prendere le distanze dal comunicato dei rappresentanti d’istituto del Da Vinci che hanno difeso il comportamento della scuola.

«Rivendico tutto quello che ho scritto perché esprime veramente il mio pensiero - dice il ragazzo in un video diventato virale - Non sono per nulla d’accordo con il comunicato dei rappresentanti d’istituto. Hanno addirittura usato l’espressione “a nome del ragazzo interessato”. Quindi voglio ribadire le mie posizioni, cioè che l’alternanza scuola lavoro è un sistema di sfruttamento che consente alle aziende di impiegare una forza lavoro non specializzata a un costo zero per convincerci che loro ci fanno un favore. È importante non chinare la testa oggi per non ritrovarsi domani con una generazione di schiavi» conclude lo studente. Continuano intanto ad arrivare le reazioni sul caso. I Giovani democratici della provincia apprezzano il chiarimento dei rappresentanti di classe ma «il problema alternanza rimane. Se lo strumento è imposto non funziona. Verrà solo vissuto come un ingiustificato sfruttamento mascherato da progetto formativo. Va aperto un confronto serio».

I responsabili Lavoro e scuola della segreteria provinciale Pd Davide Fava e Manuela Ghizzoni sottolineano che «occorre essere critici con la cattiva alternanza, non con l’idea di alternanza che è essenzialmente un modello educativo». Sisma.12 replica ai rappresentanti dicendo che «le regole non sono altro che convenzioni che hanno valore dal momento in cui sono imposte a quando vengono superate e che se nessuno le avesse mai messe in discussione dovremmo far rispettare ancora oggi la schiavitù». Il consigliere regionale di Sinistra Italiana Yuri Torri interroga la giunta regionale chiedendo «chiarimenti sull’impiego di questi percorsi formativi e i sistemi di valutazione utilizzati», così come Si Terre d’Argine sottolinea che quello del ragazzo è stato «un giudizio, una critica a questa organizzazione del lavoro, non un’offesa all’impresa o agli insegnanti che l’hanno preparata». (s.a.)

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