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A Modena torna il centro per i rimpatri

di Luca Gardinale
A Modena torna il centro per i rimpatri

La Prefettura ufficializza la scelta del Governo, sarà l’unico in regione. Muzzarelli: «Non togliete agenti al territorio»

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Il nome non sarà lo stesso, ma di fatto sarà sempre lui, anche se con due importanti novità: l’edificio sarà ristrutturato, e soprattutto il centro sarà il punto di riferimento per tutta la regione. Ci ha pensato la Prefettura di Modena, ufficializzando in mattinata la riapertura del Cie di via Lamarmora - che diventerà però Cpr, Centro per i rimpatri - a movimentare un po’ quello che sarebbe stato un incontro un po’ paludato, in piazza Grande, dove il sindaco-presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli, insieme agli altri sindaci dei Comuni capodistretto, ha incontrato i parlamentari eletti a Modena per fare fronte comune sulla sicurezza. E se l’impegno per farsi valere a Roma era scontato, con interventi non troppo diversi da destra a sinistra, l’annuncio arrivato da viale Martiri proprio mentre l’incontro stava per iniziare ha acceso gli animi, a partire da quello del sindaco Muzzarelli, che dice sì al Cpr «a patto che per l’apertura e la gestione non venga utilizzato un solo uomo delle forze dell’ordine impegnate sul territorio». Facendo un passo indietro, lo “scongelamento” del centro di via Lamarmora, la cui riapertura era stata annunciata un anno fa dal ministro dell’Interno Minniti, è arrivato in mattinata, quando il prefetto Patrizia Paba ha fatto sapere che il nuovo Cpr dell’Emilia Romagna sarà proprio quello di Modena: l’iter di fatto è partito ieri, con l’obiettivo di arrivare alla riapertura per la fine dell’anno. In mezzo ci saranno la necessaria ristrutturazione del centro chiuso dal 2013 e i bandi per la gestione della struttura. Per saperne di più bisognerà aspettare la settimana prossima, quando in Prefettura si riunirà il Comitato per la sicurezza pubblica per un incontro ad hoc sul nuovo Crp. Un tema che ha tenuto banco nella sala del Consiglio comunale, dunque, dove i primi cittadini guidati da Muzzarelli hanno incontrato i parlamentari Beatrice Lorenzin (Civica popolare), Edoardo Patriarca, Giuditta Pini, Laura Garavini e Paola Boldrini (Pd), Enrico Aimi e Benedetta Fiorini (Forza Italia), Vittorio Ferraresi, Marialaura Mantovani e Stefania Ascari (M5S) e Guglielmo Golinelli (Lega). «L’apertura a Modena di un nuovo Cpr - ha detto il sindaco di Modena e presidente della Provincia presentando il documento condiviso con i colleghi - può avvenire solo a condizione di assicurare personale aggiuntivo, qualificato e adeguatamente formato, e di offrire piene e totali garanzie per il rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone. O c’è chiarezza sul personale delle forze dell’ordine, che per il Cpr deve essere aggiuntivo rispetto all’attuale pianta organica e non deve sostituire i rinforzi che abbiamo già chiesto per le altre attività, oppure non si fa. Non possiamo togliere agenti da altre attività». Un concetto ribadito con forza dal deputato M5S Vittorio Ferraresi: «Non solo è auspicabile un aumento di personale per gestire questi centri, ma è proprio imprescindibile. Possiamo discutere a livello parlamentare sul Cie sì o Cie no, ma se dev’essere questa la decisione, non può essere fatto alcun passo senza un intervento concreto sugli organici». Al di là della questione organici, per il Pd il nuovo centro non dovrà essere un altro Cie: «La struttura dovrà possedere adeguati standard infrastrutturali e di dotazione del personale - spiegano i senatori Edoardo Patriarca e Laura Garavini - e dovrà essere in grado di garantire una qualità della vita degna e il rispetto dei diritti delle persone. Non vogliamo, insomma, un altro Cie».

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