Gazzetta di Modena

Modena

Ampliata grazie al grano venduto a Napoleone

Le terre in cui sorge Villa Cavazza, suddivisa in tre stabili, e i relativi insediamenti facevano parte dell’enorme patrimonio che nel Medioevo possedeva l’Abbazia di Nonantola le cui vaste proprietà...

1 MINUTI DI LETTURA





Le terre in cui sorge Villa Cavazza, suddivisa in tre stabili, e i relativi insediamenti facevano parte dell’enorme patrimonio che nel Medioevo possedeva l’Abbazia di Nonantola le cui vaste proprietà si estendevano anche in Italia Centrale e in Francia. L’Abbazia benedettina affittava poi per 99 anni, pari a tre generazioni, porzioni dei territori alle più importanti e nobili famiglie modenesi in cambio del versamento di un canone annuale. Tra le famiglie che nei secoli passati sono state interessate da questo “affitto” ci sono i marchesi Molza e Castelvetro oltre appunto ai nobili Cavazza della villa di Bomporto. Documenti medievali dedicati all’edificio non se ne sono individuati, mentre l’attuale aspetto architettonico della corte è dovuto a una trasformazione risalente alla fine del ‘700 quando i Cavazza ottennero l’ultima “investitura” da Nonantola. La famiglia, che aveva aumentato notevolmente le proprie ricchezze grazie anche al commercio del grano, essendo fornitori degli eserciti francesi durante le campagne di Napoleone in Italia, ampliò le strutture preesistenti adattandole alle rinnovate esigenze. La struttura edilizia ha sempre avuto la caratteristica architettonica di essere una corte chiusa: da qui il nome Corte della Quadra. (s.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google