Il sommelier de Il menù: Ci vuole fiuto nello stappare una bottiglia!
Nell’aprire una bottiglia di vino è bene seguire alcuni piccoli accorgimenti che ci aiuteranno ad evitare spiacevoli inconvenienti nella fase di mescita e aggiungeranno un po’ di solennità e...
Nell’aprire una bottiglia di vino è bene seguire alcuni piccoli accorgimenti che ci aiuteranno ad evitare spiacevoli inconvenienti nella fase di mescita e aggiungeranno un po’ di solennità e importanza ai nostri gesti creando quella breve attesa che aumenta il desiderio. Esistono alcuni attrezzi che ci possono aiutare in particolari situazioni e che ogni buon amante del vino dovrebbe avere a disposizione.
Il primo di questi è ovviamente il cavatappi: il migliore è quello professionale composto da un manico lungo circa una mano al centro del quale si trova una spirale perpendicolare detto verme, da un piccolo coltellino estraibile a lama diritta su un lato e da una leva metallica provvista di una scanalatura detta “dente d’appoggio” sull’altro.
Un cavatappi invece a lamelle è indispensabile in caso dovessimo stappare un vino con molti anni di affinamento che potrebbe avere il tappo secco e friabile. Prendiamo la bottiglia, e cominciamo col togliere tramite il coltellino del cavatappi la parte superiore dell’involucro che ne riveste il collo detto “capsula”: va tagliata lungo la circonferenza inferiore (baga) della sua parte più larga (cercine).
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Per farlo senza ingaggiare una lotta all’ultimo sangue è bene tagliarla in modo circolare prima in senso orario e poi antiorario concludendo con un incisione verticale dalla baga al vertice della bottiglia.
Per evitare la presenza di polvere passeremo un fazzolettino di stoffa sulla bocca del recipiente.
E’ questo il momento di inserire il verme del cavatappi nel sughero appoggiandone la punta con una leggera inclinazione e, dopo averlo avvitato fino a lasciare fuori dal tappo l’ultimo anello della spirale per evitare di bucarlo dalla parte opposta, di estrarre il turacciolo con movimento lento ma deciso.
Si controlla visivamente la colorazione del sughero, la tenuta in base a quanto è imbevuto di vino e lo si porta al naso girando leggermente la testa, in modo da verificare la presenza di possibili odori sgradevoli che anticipano quasi certamente difetti nel vino.
Dopo aver nuovamente passato il fazzoletto sulla bocca della bottiglia per rimuovere eventuali residui di sughero si potrà versare una piccola quantità di vino nel nostro calice per analizzare, dopo averlo fatto roteare nel bicchiere, l’eventuale presenza di vizi olfattivi e gustativi.
Durante quest’ultimo passaggio evitiamo di dilungarci riportando i profumi e i sapori che percepiamo: il primo assaggio serve solo a capire se il vino ha difetti, tutte le altre considerazioni potranno essere condivise con i nostri ospiti una volta riempiti i bicchieri così da creare quella convivialità così importante davanti ad un buon calice.
ilvinovago@gmail.com.
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