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Interrogate le operatrici dell’ospizio degli orrori

Interrogate le operatrici dell’ospizio degli orrori

Udienza per sei addette, tra cui una carpigiana. In 3 chiedono di tornare al lavoro Il gip si riserva di decidere se ritirare la sospensione dal servizio per sei mesi

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Allontanavano il letto perché l’ospite 83enne, che era aggressivo, non si facesse male e non sbattesse contro i cassetti per fare rumore: ma l’anziano poteva comunque azionare il campanello perché tra le sponde del letto restava il filo. È quanto hanno dichiarato le operatrici socio sanitarie dell’ospizio degli orrori di Correggio: tra le indagate figura anche una carpigiana. Ed è carpigiana anche la direttrice 34enne della casa di riposo, accusata di omissione di atti d’ufficio ma non colpita da misure cautelari. In tre delle sei indagate hanno risposto alle domande, le altre tre si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Questo l’esito dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi ieri in tribunale a Reggio, a carico delle sei operatrici sociosanitarie dipendenti Coopselios, finite nell’inchiesta deflagrata come una bomba sul Centro Anziani Correggio. L’indagine è partita nell’aprile 2017 in seguito alle denunce presentate dal figlio di una 97enne e dalla figlia di un 83enne che sospettavano abusi sui loro cari. L’installazione delle telecamere per tre mesi in due stanze ha fatto finire nel registro degli indagati 14 operatrici: sette senza misure, sei sospese dalla professione per violenza privata, con le aggravanti dei fatti commessi su infermi e in pubblico servizio.

La prima a deporre è stata l’operatrice assistita dall’avvocato Henrich Stove di Modena, il quale ha rimarcato: «La condotta della mia assistita è stata corretta: fa questo lavoro da anni, ritiene di agito in modo professionale e di non aver compiuto atti censurabili: non ha nulla da nascondere». La donna è finita alla sbarra «per un solo episodio sporadico che a nostro avviso è da leggere in modo diametralmente opposto rispetto alla visione distorta dell’accusa». Stove sottolinea inoltre che dei pugni e delle vessazioni fisiche prefigurate dagli inquirenti al momento non ci sarebbero elementi probatori. «Viene contestato un comportamento ritenuto inopportuno, ma non una vera e propria violenza: ad esempio “non hai versato l’acqua nel bicchiere” oppure “non hai cambiato il pannolone” (poi, però, occorre valutare se il pannolone di notte si può cambiare sempre)».

La seconda indagata che si è seduta al microfono è stata quella rappresentata dal legale Marco Valeri. «Ci siamo sottoposto all’esame “al buio”, pur non avendo visto il video, perché convinti dell’innocenza». Infine ha risposto alle domande l’indagata rappresentata dall’avvocato modenese Alessandro Tusberti. «La mia assistita è stata serena e ha negato gli addebiti così come prefigurati nel quadro della Procura». Sulle tre donne, che durante l’esame hanno negato di aver volontariamente isolato l’anziano, il pm Maria Rita Pantani si è riservata di svolgere ulteriori accertamenti e il Gip Giovanni Ghini attenderà il sostituto procuratore per decidere se revocare la misura interdittiva - l’astensione dal lavoro per sei mesi - come richiesto.

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