Gazzetta di Modena

Modena

Il Menu

Modena, l’incredibile cena del conte Uguzzone

di Rolando Bussi
Modena, l’incredibile cena del conte Uguzzone

Dai “Tortelli alla milanesa” alle “Pere moscardine confette” decine di portate che scandalizzarono anche il cronista

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA Come e cosa mangiavano un tempo i Modenesi? Le Cronache che narrano gli avvenimenti della Modena cinquecentesca ce lo raccontano.

Partiamo dalle stagioni.

Quando in autunno si iniziava ad arare e a seminare, la preghiera di tutti, soprattutto dei poveri, ma anche dei ricchi che possedevano le terre, era rivolta al successivo raccolto. Solo un buon raccolto avrebbe potuto infatti evitare la carestia, purtroppo frequente (a Modena c’erano i Soprastanti ala carastìa), tenere bassi i prezzi dei generi alimentari, impedire di dover acquistare altrove a costi molto alti.

Al momento del raccolto la magnifica Comunità sospendeva tutte le attività amministrative, giudiziarie, ecc., perchè prima di tutto veniva la mietitura. E non si mieteva solo frumento: anche la fava, la melega, la veza, la spelta costituivano cibo.

Il prezzo del pane era fissato da un calmiere, a cui i fornai dovevano attenersi. E se dopo il raccolto il pane era “biancho e belo”, di peso abbastanza elevato, man mano che le scorte diminuivano calavano la qualità e il peso, e spesso “manchava el pan ala Piaza”. Il mercato si svolgeva infatti in Piazza Grande. Così scriveva il cronista Tommasino Lancellotti: “Questo dì è bonissimo tempo senza neve e suficiente fredo; el mercato è belo, ma con pochi dinari; tute le robe sono care, masime del vivere; li porchi se vendeno in raxon de soldi 30 el pexo, li caponi soldi 15 el pare, ove n. 3 per soldi 1, pan ge n'è abondantemente de once 24 la tera da soldi 2 denari 8 l'una in raxon del calmere de lire 6 soldi 17 el staro del frumento, ma li Soprastanti ala carastìa ge lo vendeno ali fornari lire 7 soldi 5. Item la carne de videlo a soldi 1 denari 2 la libra, ma el non ne ha se non li ben vestiti; carne de manzo a soldi 1 la libra e de bò a denari 10 la libra, e la vacha a denari 8 la libra, la salciza rosa a soldi 1 denari 6 la libra e la zala a soldi 2 denari 4 la libra, e le candele de seio a soldi 2 denari 2 la libra”.

Può sorprendere l’espressione “salciza zala”: era una salciccia contenente zafferano, evidentemente più costosa di quella tradizionale (non so proprio da dove venisse questa tradizione, con un prodotto non certo emiliano).

Se nel passo citato sopra uno staio di frumento costava 6 lire e 17 soldi, bastava poco a farne salire di molto il prezzo: “Ala gabela dela biava g'è del frumento forastero in alcuni sachi e poco, et lo dicono lire 8 soldi 10 el staro del belo, e lire 8 soldi 5 el più bruto, et lire 8 el più bruto, e non lo vendeno pur aspetando li compratori che non veneno”.

Ma se i poveri, o comunque i cittadini normali, si recavano in Piazza a fare la spesa, girando tra i banchi e cercando il prodotto migliore, e magari al prezzo più basso, come noi Modenesi facciamo al mercato di Via Albinelli, ben diverso era il mondo dei ricchi.

Il cronista Lancellotti, nel febbraio del 1550, ci descrive una cena sontuosa che si tiene nel palazzo del conte Uguzzone Rangoni, una cena incredibile (il nono giorno di quaresima!). Lascio il linguaggio del cronista.

Prima portata a sei piati per ciascuna imbandisone.

Tortelli alla milanesa

Picioni con suppe

Caponi con macheroni

Lasagne alla francesa

Vitello a lesso

Sallamo squartato

Pastizzo de vitello

Pastizzo de manzo

Polpette a lesse

Fracassea de capponi

Sapore verde

Tartara nostrana

Manzare biancho

Seconda portata

Conigli arosto

Caponi arosti

Pastici de picioni

Offelle alla milanesa

Vitello arosto

Polpette aroste

Fegati de caponi con naranzi

Mostarda

Picioni arosti con naranzi

Olive

Fenochio

Figadi reali

Lepora con gelatina

Capreto arosto

Terza portata

Pastici de pere

Tortelli de marzapan

Zeladia

Vermicelli

Pomi paradixe

Maroni

Formazo

Pere guaste

Brugnade

Quarta portata

Codognata

Copetta di soncino

Persicata confetta

Pere moscardine confette

Quinta portata

Steche per anettare li denti, e chi non havesse denti facia senza stechi.

Il cronista commenta, indignato: “O voi che legete questa lista de vivande, guardate a che modo li nostri gentil homini et altri cittadini che fano de simili pasti a che modo strusiano el suo a deletto, e se uno povero homo ge domandase uno pan per amore de Dio ge darìano ditto pan s’el ge parese; et poi le ditte robe tutte se strusiano et le mangia li famigli e li villani e cani; e s’el stesse a mì io farìa stare chi le fa fare e chi le fa in uno pede de tore a pane et aqua, et ge farìa venire voglia de non strusiare la roba a deletto como al presente se fa, et masime in tempo quadragesimale, et mi meraveglio che li Signori del mondo non provedano a tal deshonestà, ma Dio li punirà chi ge può provedere e non ge provede”.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google