Modena, l’incredibile cena del conte Uguzzone
Dai “Tortelli alla milanesa” alle “Pere moscardine confette” decine di portate che scandalizzarono anche il cronista
MODENA Come e cosa mangiavano un tempo i Modenesi? Le Cronache che narrano gli avvenimenti della Modena cinquecentesca ce lo raccontano.
Partiamo dalle stagioni.
Quando in autunno si iniziava ad arare e a seminare, la preghiera di tutti, soprattutto dei poveri, ma anche dei ricchi che possedevano le terre, era rivolta al successivo raccolto. Solo un buon raccolto avrebbe potuto infatti evitare la carestia, purtroppo frequente (a Modena c’erano i Soprastanti ala carastìa), tenere bassi i prezzi dei generi alimentari, impedire di dover acquistare altrove a costi molto alti.
Al momento del raccolto la magnifica Comunità sospendeva tutte le attività amministrative, giudiziarie, ecc., perchè prima di tutto veniva la mietitura. E non si mieteva solo frumento: anche la fava, la melega, la veza, la spelta costituivano cibo.
Il prezzo del pane era fissato da un calmiere, a cui i fornai dovevano attenersi. E se dopo il raccolto il pane era “biancho e belo”, di peso abbastanza elevato, man mano che le scorte diminuivano calavano la qualità e il peso, e spesso “manchava el pan ala Piaza”. Il mercato si svolgeva infatti in Piazza Grande. Così scriveva il cronista Tommasino Lancellotti: “Questo dì è bonissimo tempo senza neve e suficiente fredo; el mercato è belo, ma con pochi dinari; tute le robe sono care, masime del vivere; li porchi se vendeno in raxon de soldi 30 el pexo, li caponi soldi 15 el pare, ove n. 3 per soldi 1, pan ge n'è abondantemente de once 24 la tera da soldi 2 denari 8 l'una in raxon del calmere de lire 6 soldi 17 el staro del frumento, ma li Soprastanti ala carastìa ge lo vendeno ali fornari lire 7 soldi 5. Item la carne de videlo a soldi 1 denari 2 la libra, ma el non ne ha se non li ben vestiti; carne de manzo a soldi 1 la libra e de bò a denari 10 la libra, e la vacha a denari 8 la libra, la salciza rosa a soldi 1 denari 6 la libra e la zala a soldi 2 denari 4 la libra, e le candele de seio a soldi 2 denari 2 la libra”.
Può sorprendere l’espressione “salciza zala”: era una salciccia contenente zafferano, evidentemente più costosa di quella tradizionale (non so proprio da dove venisse questa tradizione, con un prodotto non certo emiliano).
Se nel passo citato sopra uno staio di frumento costava 6 lire e 17 soldi, bastava poco a farne salire di molto il prezzo: “Ala gabela dela biava g'è del frumento forastero in alcuni sachi e poco, et lo dicono lire 8 soldi 10 el staro del belo, e lire 8 soldi 5 el più bruto, et lire 8 el più bruto, e non lo vendeno pur aspetando li compratori che non veneno”.
Ma se i poveri, o comunque i cittadini normali, si recavano in Piazza a fare la spesa, girando tra i banchi e cercando il prodotto migliore, e magari al prezzo più basso, come noi Modenesi facciamo al mercato di Via Albinelli, ben diverso era il mondo dei ricchi.
Il cronista Lancellotti, nel febbraio del 1550, ci descrive una cena sontuosa che si tiene nel palazzo del conte Uguzzone Rangoni, una cena incredibile (il nono giorno di quaresima!). Lascio il linguaggio del cronista.
Prima portata a sei piati per ciascuna imbandisone.
Tortelli alla milanesa
Picioni con suppe
Caponi con macheroni
Lasagne alla francesa
Vitello a lesso
Sallamo squartato
Pastizzo de vitello
Pastizzo de manzo
Polpette a lesse
Fracassea de capponi
Sapore verde
Tartara nostrana
Manzare biancho
Seconda portata
Conigli arosto
Caponi arosti
Pastici de picioni
Offelle alla milanesa
Vitello arosto
Polpette aroste
Fegati de caponi con naranzi
Mostarda
Picioni arosti con naranzi
Olive
Fenochio
Figadi reali
Lepora con gelatina
Capreto arosto
Terza portata
Pastici de pere
Tortelli de marzapan
Zeladia
Vermicelli
Pomi paradixe
Maroni
Formazo
Pere guaste
Brugnade
Quarta portata
Codognata
Copetta di soncino
Persicata confetta
Pere moscardine confette
Quinta portata
Steche per anettare li denti, e chi non havesse denti facia senza stechi.
Il cronista commenta, indignato: “O voi che legete questa lista de vivande, guardate a che modo li nostri gentil homini et altri cittadini che fano de simili pasti a che modo strusiano el suo a deletto, e se uno povero homo ge domandase uno pan per amore de Dio ge darìano ditto pan s’el ge parese; et poi le ditte robe tutte se strusiano et le mangia li famigli e li villani e cani; e s’el stesse a mì io farìa stare chi le fa fare e chi le fa in uno pede de tore a pane et aqua, et ge farìa venire voglia de non strusiare la roba a deletto como al presente se fa, et masime in tempo quadragesimale, et mi meraveglio che li Signori del mondo non provedano a tal deshonestà, ma Dio li punirà chi ge può provedere e non ge provede”.
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