Cavallo di Paladino alla Manifattura fino alla fine di luglio
La storia infinita dell’opera di bronzo che resiste al Mata Mazzoli ha concesso la proroga ma servono 300mila euro
Il cavallo in bronzo di Mimmo Paladino pare faccia fatica a scendere dal basamento alto tre metri nella piazzetta dell'ex Manifattura Tabacchi (Mata), dove era stato collocato, due anni e mezzo fa, in occasione della mostra “ll manichino della storia. L'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura”. L’opera di proprietà del gallerista Emilio Mazzoli resterà, fino a luglio, nell'ampio piazzale laterale del grande edificio ristrutturato, nei pressi della stazione ferroviaria, che dispone di uno spazio espositivo oltre che di un numero consistente di appartamenti. Un’ulteriore proroga per il cavallo che avrebbe dovuto tornare a casa di Mazzoli a fine febbraio, termine ultimo fissato con il Comune. Le autorità hanno chiesto al gallerista un altro rinvio, con la speranza che la scultura possa restare definitivanente in quella piazzetta. C'è da risolvere il problema dell'acquisto. Mazzoli l’ha messa in vendita per 300 mila euro, la stessa somma pagata all’artista. L’opera è imponente: lunga e alta quattro metri. Calza a pennello alla piazzetta, nei pressi della ciminiera, in cui è posta, perché le conferisce un'atmosfera metafisica, richiamando il clima delle “Piazze d'Italia” di Giorgio De Chirico. Paladino l'ha concepita appositamente per Modena, connotando il cavallo di due nicchie laterali: in una è posta la trivela, simbolo della città, nell'altra la testa umana per esprimere l'operazione mentale che guida il mestiere di artista. L'opera è apprezzata da tanta gente. E può essere diversamente, se solo si considera la qualità di certe opere installate in permanenza, in rotatorie e altri luoghi, che non hanno nulla a che fare con l'arte. Nessun segno che possa richiamare la creazione artistica.
Buoni i propositi dell'amministrazione comunale di non far “fuggire” il cavallo. Per trattenerlo occorrono 300 mila euro. Una cifra su cui il gallerista non andrebbe a guadardarci un centesimo, perché «non ci si rende conto del valore della scultura dell'artista, famoso in tutto il mondo», come dichiarato, in altra occasione, da Mazzoli che non farebbe fatica a proporla sul mercato internazionale. Ma a lui, forse, non dispiacerebbe che il cavallo restasse a Modena. Intanto e come sempre, in Comune “il piatto piange”.
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