«Per gestire il Cpr servono 70 agenti»
Fontana (Siulp): «Avremo malviventi e pregiudicati, servono specialisti del Battaglione Mobile in sede fissa a Modena»
«Si fa presto a parlare di riapertura dell’ex Cie ma dove si trovano gli agenti? Non rischiamo un’altra volta di rincorrere una struttura che già in passato è stato teatro di rivolte e distruzioni? Quante persone in divisa ci vorranno per gestire 60, 70 persone che devono essere rimpatriati e che hanno precedenti penali?»
Sono queste le domande che agitano i sonni e i giorni di chi deve gestire l’ordine pubblico a Modena. L’accordo siglato più di un anno fa per ospitare nella nostra città un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR), congelato per evitare mobilitazioni elettorali, esce a sorpresa dal Viminale e viene comunicato dal Prefetto Paba ai sindaci e i deputati della provincia. Muzzarelli da subito pensa a una rete di consenso diffuso per porre condizioni sulle risorse di mezzi e uomini, visto che quello di Modena sarà l’unico centro regionale. E visto che sarà pronto entro fine anno per ospitare ladri e spacciatori da rispedire nei paesi di provenienza, gli specialisti in ordine pubblico sono un pre-requisito.
A chi porta la divisa sono rimasti impressi i materassi incendiati a ripetizione e la notte di guerriglia che ha incendiato l’ex Cie il 29 agosto 2011, con una rivolta che coinvolse tutti i 60 “ospiti” del centro: furono divelte cancellate e usate come arieti contro i pochi agenti di guardia, ferendone alcuni.
Il questore Pinto che in piena notte arrivò in via Lamarmora per arginare una situazione difficilissima. Le chiamate a casa tra colleghi radunarono tutti gli agenti disponibili e solo con quell’intervento massiccio e spontaneo si evitò una fuga di massa.
Dunque quali sono i numeri di un potenziale CPR a Modena se i numeri resteranno quelli di 60/70 persone?
«Quanti agenti serviranno? Almeno 15 per turno per quattro turni più quello di riserva, una settantina in tutto» risponde senza esitazioni Bruno Fontana, della segreteria provinciale del Siulp che indica i nodi dell’operazione.
«La struttura deve essere rimessa in ordine da cima a fondo perchè deve ospitare persone pericolose - aggiunge - Non si tratterà di ospiti, di immigrati qualsiasi senza permesso. Nossignore, saranno pregiudicati o peggio che ovviamente faranno il diavolo a quattro. Quindi, mentre prima i gestori, Croce Rossa o altri, andavano da soli a consegnare cibo, vestiario o altro, adesso nelle sei strutture da dieci persone l’una dovranno essere scortati da personale preparato. Non si ripeterà mai abbastanza questo concetto: il servizio nella cerchia interna, con i rinforzi alle finestre e i controlli con telecamere, dovranno avere persone in grado di reagire a prevedibilissime situazioni d’emergenza. Quindi servono almeno dieci persone di rinforzo del Battaglione Mobile di stanza a Bologna: non possiamo aspettare che arrivino dal capoluogo dopo un’ora. Con 15 persone per 5 turni si ha un livello di controllo efficace».
Aperto nel 2000, l’ex Cie registrò evasioni a ripetizione sino a che nel 2006 non arrivarono per la vigilanza i reparti speciali che però dopo pochi mesi vennero ritirati in cambio di un potenziamento di 25 persone che in breve finirono per sostituire altri agenti in pensione o trasferiti. Tre anni dopo arrivarono i militari dell’esercito, veterano dell’ordine pubblico nelle missioni all’estero e le fughe cessarono del tutto. Ma questo innescò una serie di rivolte sistematiche, la più grave nel 2011, che portarono allo svuotamento e alla chiusura nel biennio successivo.
Eppure il centro modenese lavorava a pieno ritmo. La Onlus Medici per i Diritti Umani (MEDU) calcolò un tasso di rimpatri effettivi da Modena del 68,3% nel 2011 e del 74,5% contro una media nazionale del 50%. E nel 2011. su 555 persone trattenute, tutti uomini, ne sono stati espatriati 400.
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