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Savignano, segretaria e amica ruba soldi al dentista, stangata dal giudice

Savignano, segretaria e amica ruba soldi al dentista, stangata dal giudice

Per anni ha curato la contabilità dei pazienti, incastrata dalle telecamere. Lo studio: «Tuteliamo i clienti»

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SAVIGNANO. Nel corso degli ultimi anni si appropriava degli incassi dello studio dentistico presso il quale lavorava finché, colta in fragranza, è stata denunciata. Così, dopo poco più di un anno e un procedimento penale con rito abbreviato, è stata condannata in primo grado “per appropriazione indebita con l’aggravante del rapporto di collaborazione” a scontare dieci mesi di reclusione e al risarcimento del danno in favore della parte civile. Dal momento che la condannata non è ricorsa in appello (e ora sono già scaduti i termini per farlo), si può quindi dire definitivamente conclusa la vicenda che ha visto protagonista una 49enne savignanese, incensurata, che per anni ha lavorato come segretaria di un noto studio dentistico di Savignano.
La donna, in pratica, è stata ritenuta colpevole di avere sottratto alla sua titolare cifre più o meno importanti di denaro, fino ad arrivare nel corso degli anni a diverse migliaia di euro.


A raccontare come sono andate le cose, ora che la sentenza è diventata definitiva, è l’avvocato Donata Malmusi, legale della titolare dello studio dentistico. «Da quanto siamo riusciti a ricostruire a posteriori, tutto è iniziato nel 2010, quando lo studio si è trasferito in nuova sede e, al suo interno, è stato organizzato un ufficio per la contabilità e l’amministrazione. L’imputata era la storica dipendente, oltre che amica fidata della titolare, quindi le era stata affidata la mansione di segretaria amministrativa e contabile dello studio dentistico. Con il passare del tempo, però, si sono verificati sempre più spesso problemi circa i pagamenti di alcuni clienti (ai quali un conto magari risultava saldato mentre non per lo studio dentistico) e “mancanze” nella cassa. Inizialmente si trattava di poche centinaia di euro, ma nell’ultimo anno della vicenda, essendo diventati gli ammanchi sempre più importanti, sono stati presi provvedimenti per comprendere cosa stesse succedendo, con l’installazione di telecamere nascoste. È così che la mia cliente si è resa conto di quello che non avrebbe mai voluto realizzare, ovvero che la sua amica e dipendente di fiducia le stava sottraendo parte degli incassi. Al di là dell’accaduto, certamente grave - conclude l’avvocato Malmusi - quello che più mi interessa ora, al termine dell’iter giudiziario, è tutelare l’immagine e la professionalità della mia assistita, oltre che dell’intero studio, davanti alle azioni illecite che avvenivano all’oscuro della titolare. Querelare la ex-dipendente, dopo avere avuto prove inconfutabili di ciò che stava avvenendo, a quel punto era un atto dovuto nel rispetto non solo degli altri collaboratori ma, soprattutto, della clientela».

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