C’era una volta al Ritz
Lo sgabello da bar che fu di Hemingway ha lasciato per sempre il Ritz di Parigi, insieme ad altri 10 mila pezzi che oggi non fanno più parte dei nuovi arredi del celebre albergo parigino di Place...
Lo sgabello da bar che fu di Hemingway ha lasciato per sempre il Ritz di Parigi, insieme ad altri 10 mila pezzi che oggi non fanno più parte dei nuovi arredi del celebre albergo parigino di Place Vendome, dopo un imponente piano di restyling. E così pure quello di Francis Scott Fitzgerald, oltre alle suppellettili care a Coco Chanel, Charlie Chaplin, Maria Callas, Chopin e ai duchi di Windsor.
Un pezzo di storia del costume del Novecento andrà all’asta, così come uno stralcio del sipario culturale dell’epoca, un’operazione inedita che mette all’incanto insieme agli oggetti uno stile capace di conquistare artisti, attori, capi di stato e teste coronate. Parte del mondo che ha gravitato attorno al Ritz fin dalla sua inaugurazione (il primo giugno 1898) volerà come polvere di stelle portando con sé tight e abiti da sera, il profumo di fiori freschi, il suono dell’orchestra e la fragranza del tè mista alla pungente traccia di un buon sigaro.
Nel catalogo d’asta il bar dell’albergo, l’arte della tavola, i registri dei clienti, le fotografie d’archivio, la prima vasca da bagno dell’hotel, lingerie, tappeti e tendaggi di pregio, canapè e sofà, lampadari, lanterne, cancelli e statue da giardino, il bancone del concierge, la cuccia per il cane, la poltrona da barbiere del salone di bellezza, Audrey Hepburn e Gary Cooper che interpretano Arianna in una stanza del Ritz negli anni Cinquanta (foto d’archivio), le feste degli anni gaudenti che pure ritornano in bianco e nero immortalate dagli scatti che furono.
Marcel Proust, che con la complicità di Olivier Dabescat, “maitre de restaurant” del Ritz, scovò vizi e distillò battute per la sua Recherche, sembra comunque aggirarsi ancora al Salon che porta il suo nome dove ogni pomeriggio si può andare a caccia del tempo perduto con il conforto di una squisita pasticceria. Magari in compagnia di uno dei tanti libri ambientati in grandi alberghi, con autori che vanno da Thomas Mann ad Agatha Christie, da Vicky Baum (“Grand Hotel, gente che va, gente che viene”) a Stephen King. “C’era una volta al Ritz”, si chiama così questa favola, che speriamo che qualcuno, magari con l’aiuto di un fantasma, abbia ancora voglia di raccontare.
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