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Modena, gli eroi dimenticati del pallone con i pentagoni rivivono in un libro

di Francesco Dondi
Modena, gli eroi dimenticati del pallone con i pentagoni rivivono in un libro

Stefano Ravaglia tra calcio, storia e scrittura «La mia vita negli stadi e alla ricerca di emozioni» 

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MODENA. “La cosa più importante delle cose meno importanti”: no, non è Elisa, la sua fidanzata, libraia presso Emily Bookshop a Modena; è invece il fooball, primo amore che non si scorda mai, che magari si vive con più consapevolezza, passione, curiosità. E quella citazione di Arrigo Sacchi racchiude in tutta la sua portata la travolgente vita di Stefano Ravaglia, 32enne ravennate, modenese per amore. Il calcio è infatti diventato quasi un lavoro: ricercare, raccontare, scoprire, svelare. Con una penna in mano. Con la curiosità di un bambino che dietro a quella palla a spicchi correrebbe ogni giorno, ad ogni ora. Ravaglia è un po’ così, tifoso del Milan, frequentatore di stadi, pronto a cogliere ogni occasione per sentire dentro la passione che arde quando entri in un catino, sia esso San Siro, un innovativo inglese o un campetto di periferia. Ma il calcio è diventato anche la principale fonte di ispirazione per un uomo che pensa di trasferirsi a Modena e sogna - un giorno - di lavorare in un quotidiano. E mentre lavora per realizzare i suoi obiettivi ecco che il calcio, la palla che rotola, le amicizie, i miti dell’adolescenza e quelli scoperti in età più adulta diventano la scintilla per farsi scrittore.

Tre libri, tutti diversi tra loro, ma legati dalla gioia di narrare. “Il pallone con i pentagoni” (edizioni Urbone Publishing, 2016) non può che sfociare dal suo viscerale rapporto con i colori rossoneri del Milan. Lui, che a 6 anni ha già la maglia del Diavolo autografata; lui che viene accompagnato dal papà allo stadio San Siro senza dirgli nulla; lui che dal 2005 è abbonato e che sente salire la tensione pre-gara come un ragazzino alla prima grande sfida che la vita gli riserva. Non si poteva quindi che partire da qui, da una serie di aneddoti vissuti in prima persona, ma che gli permettono di scoprirsi potenziale scrittore. Arrivano quindi i corsi di scrittura sotto la guida dello scrittore Gianluca Morozzi, utili ad affinarsi mentre lavora al secondo romanzo. Ne esce “Chiaroscuri d’amore” (ed. Leucotea, 2017) che fa da trampolino per il terzo lavoro “Dietro la porta - calciatori e manager quasi dimenticati” (Urbone Publishing, 2018).

«Cercavo storie diverse, disperse, inesplorate - svela Ravaglia - Non mi interessavano i grandi campioni o i personaggi che hanno fatto la storia del calcio, ma avevo altre curiosità. I soggetti raccolti nel libro vengono da contesti e situazioni legati alla storia d’Europa e a curiosità spesso sconosciute, nell’obbiettivo di riabilitarne o conservarne la memoria». Eccoli allora i 22 protagonisti, suddivisi in perfette squadre di calcio; soltanto che da una parte ci sono 11 giocatori e dall’altra altrettanti allenatori. Un assaggio? Brian Clough (mitico allenatore del Nottingham Forest), Arpad Weisz (tecnico del Bologna, costretto a fuggire per le leggi razziali) o il “carpigiano” Erasmo Iacovone travolto a 25 anni mentre stava scrivendo la storia calcistica del grande Taranto o ancora Bora Milutinovic (l’unico ad aver allenatore ai Mondiali cinque Nazionali diverse). E ancora Umberto Meazza, Rob Rensenbrink, il portiere polacco Jan Tomaszewski. Sono in tutto 157 pagine (costo 12 euro) che vanno divorate, assaporate, meditate. Dietro ad ogni storia ci sono aneddoti e racconti epici, utili a non scordare quei protagonisti mitici che per un motivo o per l’altro vengono oscurati da altri volti più noti e talentuosi.

«Calcio e vita vanno di pari passo - ammette Ravaglia - Le cose belle o brutte vanno sempre ricordate e ci aiutano a crescere. Non ho mai smesso di ricordare: c’è, ad esempio, la vittoria ad Atene del Milan nella finale di Champions League contro il Liverpool dopo la delusione dell’anno precedente oppure quando, insieme a tre amici, andammo a Lecce di martedì sera. Sapete come finì quella partita? Una rimonta pazzesca, da 3-0 per i salentini a 4-3 per il Milan. Impossibile scordare quella sfida, che ha un valore simile al mio esordio a San Siro con papà».
 

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