Modena. In difesa della vita nascente Oltre 400 alla fiaccolata
Da Porta Bologna a piazza Grande la quinta edizione del corteo contro l’aborto L’appello di mons. Castellucci, le testimonianze, le richieste all’amministrazione
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MODENA «Mettiamo sempre al centro la vita». Erano da poco passate le 19.30 di ieri quando don Erio Castellucci, vescovo di Modena e Nonantola, ha lanciato il suo messaggio a oltre quattrocento persone. Si erano radunate in piazza Grande per la quinta Fiaccolata in difesa della vita nascente. L’invito del vescovo è di non guardare «agli aggettivi nascente o morente, sana o malata», ma di rispettare sempre la vita come dono. Un appello che ha chiuso idealmente la manifestazione avviata alle 18.25 da largo Porta Bologna.
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All’incrocio tra via Emilia Centro e corso Canalgrande i partecipanti hanno creato il primo cerchio per riflettere insieme. A prendere la parola Chiara, un’obiettrice di coscienza della pillola del giorno dopo. «Mi sono dovuta dimettere per iniziare la nuova vita», ha garantito Chiara. Nella felpa della donna era ribadito il sì alla vita con la foto di un bambino e la scritta «È bello averlo in braccio, non sulla coscienza». Chiara ha poi fatto un esempio che ha scosso molte coscienze: «In dubbio non si agisce. Quando i cacciatori vedono una siepe che si muove non sparano perché potrebbe esserci dietro un animale o un altro cacciatore».
Per la donna un embrione è più di un grumo di cellule così come la Torre Eiffel è più di un insieme di ferro. «A Modena stiamo facendo qualcosa», ha ribadito la donna. Motore dell’evento, che ha unito decine di sigle, l’associazione comunità Papa Giovanni XXIII. «Siamo tutti corresponsabili delle morti dei bambini non nati - ha sostenuto Andrea Mazzi, rappresentante della comunità - Soltanto in provincia di Modena in un anno sono stati 1.197. Le gestanti hanno pochissimi aiuti e spesso sono abbandonate: chiediamo per loro una maggiore tutela». All’amministrazione di Modena Mazzi ha domandato «case rifugio e altri aiuti per le gestanti: tante sono spinte ad abortire, per cui possono avere bisogno di un posto per rifugiarsi e proteggersi». Inoltre, il rappresentante ha rilanciato «la proposta di un reddito di maternità di ottocento euro al mese per tre anni alle mamme perché coloro che hanno un lavoro a tempo determinato lo perdono tutte».
In piazza Torre un medico dell’associazione Porta Aperta ha criticato il sistema sanitario regionale. «Le politiche sanitarie dell’Emilia Romagna portano a negazioni dei diritti e a diseguaglianze - ha denunciato il dottore modenese - perché ai neo-comunitari sono negati la tessera sanitaria e i ticket. Ciò vale anche per i bambini neo-comunitari figli di genitori indigenti: prima devono ammalarsi gravemente, poi andare al pronto soccorso perché non hanno un pediatra di libera scelta. L’Emilia Romagna non accetta l’accordo Stato-Regioni». In corso Duomo è stato letto il messaggio di una ragazza madre. «Il servizio sociale mi ha detto che dovevo abortire a tutti i costi - ha detto - ma un angelo mi ha assistito ed è passato il termine per abortire. Il neuropsichiatra infantile ha detto che il bambino sarebbe stato la mia salvezza».
La donna ha avuto il figlio in terza media, ha superato con una protesi la sordità del bimbo e ha esortato i partecipanti «a non pensare mai con la testa degli altri perché un figlio è sempre una creatura da proteggere e in grado di migliorare la vita». In piazza Grande le fiaccole sono state spente e le mani si sono unite in un ultimo cerchio. Pezzetti di stoffa hanno formato una rete a sostegno delle mamme. «Continueremo ogni anno finché la vita nascente non troverà il giusto riconoscimento», ha concluso Mazzi.
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