Roberto Gatti: «La mia felicità? Veder nascere l’opera incisa»
Il Laboratorio d’Arte Grafica di via Verona da 40 anni custode di lavori di grandi maestri
L'arte del segno ha trovato casa, da circa 40 anni, nel Laboratorio d'Arte Grafica di Modena, ora in via Verona, che è diventato una vera fucina di pratica di tecniche incisorie, facendosi custode di un'antica e mirabile tradizione che passa attraverso Durer, Rembrandt, Piranesi, Goya... Una bella avventura che Roberto Gatti ha affrontato degli anni '70, avvicinandosi al mondo degli artisti nella stamperia “Il Torchio modenese”, gestito da un ex dipendente della Zincografica Vaccari. Due anni di apprendistato, per poi aprire, agli inizi, un laboratorio in via dei Servi, dove si stampava e si vendevano le opere, esposte in vetrine. «Il laboratorio ha mantenuto, fino ad oggi, la caratteristica di stimolo al lavoro degli artisti. E me ne vanto. Ho sempre creduto che la stamperia fosse una struttura pubblica, un servizio alle persone, agli artisti del territorio».
Quali le tecniche più praticate?
«Il laboratorio nasce come stamperia specializzata in tecniche calcografiche, tutte le tecniche di incisione su lastra di metallo (acquaforte, acquatinta, ceramolle, puntasecca, maniera nera...) che vantano, rispetto alla litografia, serigrafia, xilografia, un'estetica molto ricca, quella dei grandi maestri dal '400 fino a Picasso».
Come si fa una incisione?
«Tutti i progetti nascono dal desiderio di far nascere una cosa importante. L'artista viene in laboratorio con un progetto su carta, un bozzetto, e insieme scegliamo le tecniche più adatte e si inizia a lavorare sulle lastre. Si fanno le prime prove di stampa, gli aggiustamenti, modifiche, analizzando le possibilità estetiche dell'opera, prima di stampare».
Quanti esemplari si possono ricavare da una matrice?
«La durata della lastra, soggetta ad usura, dipende dalle tecniche con cui è stata incisa. Ci sono tecniche, come la puntaseccca, che consentono di stampare dai 10 ai 15 esemplari, mentre da un'acquaforte bene incisa se ne possono trarre anche 100 o 150».
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La qualità dell'incisione da cosa si misura?
«Si misura dalla soluzioni innovative. Ci sono anche bravi artisti che non riescono mai a fare una bella incisione, perché non sanno entrare in sintonia con questa tecnica che va amata e conosciuta con la sperimentazione. L'incisione non può essere l'imitazione della pittura, dell'acquarello. È un'attività autonoma, perché si lavora con punte, acidi, vernici».
Il piacere che si prova nel realizzare un'opera...
«Chi fa questo mestiere non è un artista. In una società dove tutti si dichiarano artisti, io non mi ritengo tale, ma una persona che riesce ad immaginare un buon risultato artistico, lavorando con un artista che conosce bene. Mi capita, talvolta, di stampare lastre in bianco e nero con artisti che fanno un lavoro tradizionale. Allora sollevare dal torchio il foglio così semplice, con un colore schietto, mi da un piacere indicibile, piccoli attimi di felicità».
Con quali famosi artisti ha operato?
«Con un pizzico di fortuna e un po' di merito sono riuscito a portare in laboratorio artisti di grande fama: Paladino con cui lavoro da 25 anni e ho fatto 350 incisioni, presentate in una mostra due anni fa a Bilbao nel Museo di Belle Arti; Joe Tilson fondatore della Pop Art inglese, negli anni '60; Dorazio, Veronesi, Assadour, Benati, Biolchini, Cingolani, Cremaschi, Del Pezzo, Della Casa, Pablo Echaurren, Germanà, Guerzoni, Leonelli, Montesano, Pattella, Nanni Balestrini, Tirelli, Franco Vaccari e Wainer Vaccari, Venturelli, Xerra. Dagli anni '80 sono passati da noi anche Vanni, Passoni, Annovi, Candi, Riva, Vecchiati, Zanfrognini, Mazzieri, Tedeschi, Pompili, Covili, Bertelli, Guberti, Moncalieri, Righetti, Davoli.... La funzione di servizio non mi ha mai abbandonato, anche nei confronti di studenti, con stage, alternanza scuola-lavoro: dall'Istituto Venturi di Modena, all'Accademia di Bologna e all'Accademia Albertina di Torino, di cui ospitiamo, ogni anno, un allieva per alcune settimane».
Qualche esperienza particolare fatta con questi maestri...
«Singolare l'esperienza con William Xerra: il Laboratorio non soltanto come luogo di elaborazione di un progetto grafico, ma pure di altre forme d'arte, in modo che l'opera unisca insieme la stampa, la pittura, la fotografia, il disegno. Così sono stati prodotti 15 grandi pezzi unici che costituiscono ora la mostra in galleria. È un nuovo modo di lavorare che m'interessa molto: il bagaglio di esperienze e sapienze del Laboratorio al servizio dell'artista che può scegliere di impiegare anche qualsiasi altra tecnica».
Esiste un mercato soddisfacente dell'opera grafica?
«No. La grafica è in Italia una forma d'arte poco conosciuta e considerata. Una cenerentola perché, essendoci più esemplari, costa meno. Equivoci determinati, negli anni '70, dalla riproduzione di dipinti, in maniera massiccia di litografie e serigrafie. Tutto questo ha fatto saltare il mercato che non si è più fidato di chi ha prodotto stampe originali con le lastre».
Quali iniziative ha fatto per spronare il pubblico ad apprezzare l'opera grafica?
«Ho sempre fatto piccole mostre all'interno del laboratorio. Nel 2009, in occasione dei 30 anni di attività, ho voluto festeggiare l'evento con una serie di mostre per alcuni mesi. Un buon riscontro, tanto da mantenere gli spazi, in via Fratelli Rosselli, e costruire un'attività espositiva. Ecco la galleria “Arte su carte” che ha finalità didattiche nel far conoscere i pregi della stampa. La utilizzo come spazio per presentare le opere che il laboratorio realizza. Ho fatto mostre importanti anche a colleghi editori e stampatori. Con l'apertura della galleria ho creato un gruppo consistente di persone, “I Cento Amici del Laboratorio”, a cui ogni anno va un'opera di un maestro (Paladino, Tilson, Del Pezzo, Benati...). È un modo per costruirsi una importante collezione, un avvicinarsi alla stampa originale».
Ma i giovani si avvicinano a queste tecniche.
«Siamo in una fase storica in cui l'incisione è sempre meno frequentata, perché in arte il rapporto con la manualità va diminuendo. Una manualità che questo mestiere impone».
Qual è il merito del Laboratorio?
«È quello di avere sempre lavorato seriamente e con molta passione, ripagato dalla fiducia di tanti artisti».
TUTTO INIZIO' IN VIA DEI SERVI
L’attività della Stamperia iniziò nel 1979 nella bottega di via dei Servi, per iniziativa di due diplomati da poco all’Istituto d’Arte Venturi. Determinanti gli incontri con maestri, primo fra tutti Enzo Trevisi che incoraggiò e seguì i giovani. Il debutto avvenne con la cartella “Immagini della città”, firmate da Trevisi, Magelli, Cavallari, Pelloni e Spattini. Un omaggio alla città che indicava l'impegno della stamperia a ricercare il rapporto più proficuo con le realtà culturali ed artistiche locali. Dopo pochi anni Roberto Gatti restò, da solo, a capo della Stamperia che, con la nuova sede, in via Verona, prese il nome di Laboratorio d’Arte Grafica di Modena e, mantenendo la funzione di luogo di conoscenza di tutte le tecniche di incisione e stampa originale, moltiplicò i progetti e le collaborazioni. Rapporto privilegiato anche con la scuola, dall'infanzia ai licei, tramite iniziative didattiche. Nel proprio archivio sono depositate tutte le opere stampate dalla sua fondazione. Il Laboratorio, in cui iniziò a lavorare Anna Maria Piccinini, moglie di Gatti, e da qualche anno il figlio Matteo, ha collaborato con molti artisti di tutto il mondo, diventando fra le più importanti stamperie italiane nella progettazione, realizzazione e stampa di edizioni d’arte. Dal 2009 dispone di una galleria, Arte su carte, nella vicina via Fratelli Rosselli, dove vengono invitati artisti, editori e stampatori. Ciò gli ha permesso di acquisire e consolidare rapporti con prestigiose gallerie d’arte ed editori. Da citare le collaborazioni con Alan Cristea Gallery di Londra ed Editalia per la quale ha curato la realizzazione di alcuni libri d'artista.<QM> (m.f.)
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