A Parigi brillano i ragazzi pavullesi
Ai Mondiali di campestre buone prestazioni per gli studenti del Cavazzi Sorbelli
PAVULLO . Possono dire di aver onorato più che degnamente la bandiera italiana e il nome di Pavullo i sei ragazzi del Cavazzi Sorbelli che mercoledì hanno preso parte ai Mondiali studenteschi di corsa campestre quale unica rappresentanza maschile d’Italia (la femminile di un liceo di Jesi, arrivata 17esima). Una sfida nei 5.500 metri del cross allestito al Champ de Mars. Su 33 squadre di tutto il globo, i pavullesi sono arrivati decimi, per la somma dei risultati conseguiti, su 158 concorrenti, da Davide Rossi (18°), Nicolò Barbieri (32°), Gianmarco Verdi (54°), Andrea Barbieri (104°), Simone Lelli (109°) e Michel Petillo (118°). In cima gli inarrivabili marocchini, seguiti dai neozelandesi. «Sono molto orgogliosa di loro – sottolinea la prof di Scienze motorie Paola Nicolai, rientrata con loro sabato sera – perché hanno dato il massimo ottenendo un risultato di tutto rispetto, dentro e fuori gara, visto che si sono comportati molto bene anche nelle iniziative culturali, a partire dal festival in cui hanno presentato i prodotti offerti dal territorio. Essere decimi nel mondo non è poco: hanno fatto bene, rappresentando degnamente l'Italia. Ma ricordiamo che il primo obiettivo di questa iniziativa era conoscersi, fare amicizie nel mondo, e sono stati molto socievoli».
«È stata una delle gare di più alto livello tra quelle che ho corso finora – precisa Davide – molto dura fin dalla partenza, ma sono soddisfatto, anche di tutta l'esperienza».
«Ho dato tutto – rimarca Nicolò – e con me gli altri, cercando di fare il possibile per onorare Pavullo e l’Italia sotto la Tour Eiffel».
«Ma era anche più di una gara, un’esperienza di condivisione – continua Gianmarco – ed è stata molto bella». «Io sono sciatore – ricorda Andrea – e mi sono trovato in mezzo a specialisti di calibro molto elevato, quasi olimpico. Porto a casa grandi emozioni». «In mezzo a gente così forte, è stata una buona prestazione» conferma Simone. «Io sono velocista – precisa Michel – e sui 5 km ho sofferto, ma non era quello che contava. Contava la festa di sport, amicizia e culture, che resterà sempre un ricordo bellissimo». (dm)
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