Modena. Marzaglia, una nuova cava nell’area dell’ex-frantoio
Autorizzate dal Comune opere di scavo di ghiaia e sabbia per 165mila metri cubi Previsti tre anni di prelievo e due di ripristino ambientale della zona a fine attività
MODENA. Si scava a Marzaglia, in via Cave Rangoni, a due passi dal Secchia, dall’aeroporto e dal circuito automobilistico. Non c’è consumo di suolo verde, ma i lavori che porteranno alla nascita delle “Cave Rangoni”, appena autorizzate con un documento dal Comune, non sono di poco conto. I numeri parlano da soli e siamo al top in città per questo tipo di via libera. Il materiale estraibile, ghiaia e sabbia da utilizzarsi per i lavori edili, è pari a 165mila metri cubi suddivisi in base alle tre aree in 70mila, 45mila e 50mila metri cubi cui si aggiunge l’estrazione di altri 30mila metri cubi di terra non inquinata ricavata dallo strato più superficiale del terreno insieme ai cosiddetti “rifiuti di estrazione”.
Lo spostamento di questo materiale vuole dire centinaia di camion che faranno la spola con i luoghi di utilizzo e soprattutto è la dimensione dell’area a impressionare per dimensione. Siamo a poco meno di 31mila metri quadrati di superficie e si potrà scavare fino a dieci metri di profondità su oltre 22mila metri quadrati dell’area. La delibera comunale emessa nei giorni scorsi, dopo che sono stati ottenuti tutti i permessi per il progetto, si riferisce al “progetto di coltivazione e sistemazione della cava” a Marzaglia e sul posto in questi giorni fervono i lavori. Dopo l’autorizzazione si sta infatti riconvertendo in questo modo l’area abbandonata da anni dell’ex Frantoio dell’azienda Unicalcestruzzi.
L’impianto è già stato eliminato, ora si abbatteranno i capannoni e poi partiranno le attività di scavo vero e proprio con le enormi “buche” da cui prelevare sabbia e ghiaia. Questi lavori di estrazione potranno durare tre anni, mentre i successivi due serviranno per ripristinare l’area dopo le attività. Il terreno su cui si opera - e su cui anche il Comune avrà annualmente dei proventi - è di proprietà di Unicalcestruzzi di Casale Monferrato mentre è la ditta “Granulati Donnini” di S. Damaso che si occupa delle estrazioni autorizzate secondo una richiesta inoltrata a partire dall’autunno 2015. Una cava è questione delicata: in passato a Bologna il M5S polemizzò anche con Muzzarelli, al tempo assessore regionale, per il rapporto con alcuni cavatori modenesi. Questi avevano in parte finanziato - in modo del tutto lecito - la campagna elettorale dell’allora amministratore regionale. Ma una cava è questione delicata, ovviamente, anche per il materiale. La convenzione tra Comune e ditte di scavo, quindi, regola anche questo aspetto: «Nel caso in cui durante le fasi di escavazione - si legge nella convenzione - dovessero essere intercettati volumi significativi di materiali diversi da quello autorizzato, ne dovrà essere data comunicazione immediata al Comune al fine di accertarne in contraddittorio la loro consistenza». Molto stretto anche il vincolo dello scavo delle enormi buche, il documento infatti prevede che per ogni anno di attività di escavazione deve essere «eseguito il ritombamento di almeno il 50% del fondo cava, escluso il riporto di terreno vegetale». Si tenta quindi di provocare il meno possibile modifiche in un’area delicata del territorio modenese. Ogni anno la ditta che esegue le attività dovrà per scongiurare pericoli presentare al Comune una relazione annuale sullo stato dei lavori. Un altro aspetto riguarda le nuove edificazioni al posto dei vecchi capannoni che, si legge nella convenzione, «non necessitano di autorizzazione le piste e la viabilità provvisoria di accesso, l’esecuzione dei piazzali, le opere di recinzione, gli scavi conseguenti alla coltivazione della cava ed i successivi lavori di ripristino». Inoltre l’azienda è tenuta per legge ad avvisare la Soprintendenza qualora, venissero alla luce reperti archeologico.
Stefano Luppi
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