Gazzetta di Modena

Modena

«Sì ai nuovi market ma c’è bisogno di buone strategie»

di Luca Gardinale
«Sì ai nuovi market ma c’è bisogno di buone strategie»

Malpighi (Confcommercio) sulla crisi dei centri di vicinato:  «Il sistema va governato investendo sul marketing urbano»

3 MINUTI DI LETTURA





Promuove lo “Sblocca Modena” e le nuove aperture, ma ricorda anche che il “sistema” va gestito per evitare situazioni simili a quelle che si sono verificate con le liberalizzazioni degli ultimi anni, con una concentrazione di attività dello stesso tipo nel raggio di pochi metri, come successo ad esempio per alcuni bar. Se la settimana scorsa era arrivato il grido d’allarme di Confesercenti - che con un tour per i centri di vicinato cittadini aveva denunciato le difficoltà dei presidi di quartiere di fronte alle continue aperture di supermercati di medie dimensioni - a raccogliere la sollecitazione e sviluppare il dibattito è Massimo Malpighi, presidente cittadino e vicepresidente provinciale di Confcommercio.

Malpighi, cosa pensa delle continue aperture di supermercati di medie dimensioni in città?

«Come associazione, siamo sempre soddisfatti quando si sbloccano aree della città e vengono aperte nuova attività, quindi queste aperture sono senza dubbio positive per Modena. Detto questo, è bene che i nuovi esercizi vengano contestualizzati in situazioni in cui non ci sono attività analoghe, con una attenta programmazione e un marketing urbano che deve andare di pari passo rispetto a quello territoriale». Il giudizio sullo “Sblocca Modena”, insomma, è positivo?

«Sì, perché si tratta di uno strumento importante, che ha dato dei risultati che dimostrano che la città sta crescendo e attrae nuovi imprenditori e nuove attività. Bisogna però evitare che lo “Sblocca Modena” resti uno strumento fine a se stesso, ma sia invece affiancato da una politica di gestione attenta, dalla pianificazione delle nuove aperture ai contributi per i centri di vicinato in difficoltà, dalla rete delle piste ciclabili a tutti i provvedimenti che rendono la città più “smart”. Temi strettamente legati tra loro, e legati anche al settore turismo, che nell’ultimo periodo ci ha dato delle soddisfazioni molto importanti: proprio per questo non bisogna accontentarsi, ma continuare a lavorare per far crescere Modena, i suoi quartieri e la sua rete commerciale».

Tornando al tema sollevato da Confesercenti, secondo voi centri di vicinato e supermercati possono coesistere o si tratta di due realtà necessariamente in conflitto?

«I centri di vicinato sono un grande patrimonio per la città e devono continuare ad esistere, anche se alcuni di loro oggi sono un po’ abbandonati, spesso perché ospitati da strutture datate. Credo però che con un lavoro attento sul marketing urbano si possa fare in modo che le nuove aperture di strutture di medie dimensioni aiutino, anziché mettere in difficoltà, questi importanti presidi di quartiere. Senza dubbio non si tratta di una sfida facile, ma in altri Paesi funziona, soprattutto nel nord Europa, e quindi vale la pena investire in questa direzione».

Bene la liberalizzazione, insomma, ma a patto che sia governata.

«Assolutamente. Ampliando lo sguardo, anni fa a livello legislativo abbiamo subito una liberalizzazione quasi folle, con aperture continue che hanno portato ad alcuni paradossi, come ad esempio situazioni in cui c’erano cinque o sei bar nella stessa via e nel raggio di pochi metri, con le conseguenze immaginabili. La concorrenza è una cosa sacrosanta e in gran parte positiva, insomma, ma va governata al meglio, cercando anche di capire se oltre ai supermercati c’è qualcosa d’altro che può attrarre gli imprenditori e contribuire a sbloccare il territorio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google