Gazzetta di Modena

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Internati alla Casa Lavoro si raccontano agli studenti

di Sara Donatelli
Internati alla Casa Lavoro si raccontano agli studenti

Castelfranco. Istruttiva assemblea allo Spallanzani con due ospiti d’eccezione «Gli sbagli si pagano, ne siamo la testimonianza. Viviamo un ergastolo bianco»

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CASTELFRANCO. «Abbiate fiducia in voi stessi. Ognuno di noi ha le proprie debolezze ma anche i propri punti di forza. Scopriteli e aggrappatevi a questi». Sono state queste le parole con cui uno degli internati della Casa Lavoro di Castelfranco ha concluso il suo intervento durante l’incontro che si è tenuto ieri mattina all’istituto Lazzaro Spallanzani. Gli studenti hanno infatti avuto modo di ascoltare le testimonianze di due internati della Casa Lavoro ed hanno colto l’occasione per porre loro tante domande.

«Abbiamo scelto di portare avanti questa iniziativa in quanto mossi dalla volontà di raccontare queste storie così complesse ma al contempo così importanti. Non vogliamo dare giudizi ma far capire ai ragazzi quanto determinate scelte possano influire sulla propria vita», ha spiegato Marco Vezzalini, rappresentante di istituto insieme a Alessandro Stefani, Beatrice Zoboli e Rian Zanotti. Sono stati proprio loro ad organizzare l’iniziativa che si è resa possibile grazie al supporto dell’associazione Carceri Città presente con tre volontari all’incontro.

I due internati hanno avuto modo, durante l'assemblea di istituto, di confrontarsi con i ragazzi su tanti temi partendo dalle proprie esperienze di vita. «Ho commesso tanti sbagli nella e adesso sto vivendo una condizione frutto di quegli errori - ha raccontato un internato - Adesso ho due figli che oltre ad andare regolarmente a scuola praticano anche sport. Credo che questo sia fondamentale in quanto è uno strumento che è in grado di indirizzare gli adolescenti verso uno stile di vita sano. Essere impegnati in qualcosa, avere delle passioni. È questo che ti salva la vita».

A raccontare il proprio passato anche un altro uomo che ha ripercorso tutte le tappe che lo hanno portato, oggi, alla Casa Lavoro. «Ho iniziato ad undici anni a frequentare le compagnie sbagliate e in pochissimo tempo mi sono ritrovato ad essere schiavo della droga. È questo che mi ha spinto a commettere reati come furti e rapine. Ma non mi rendevo conto della gravità delle azioni che stavo commettendo. Poco dopo essere diventato maggiorenne sono entrato in carcere. E vi assicuro che non è un bel posto».

I due uomini hanno inoltre raccontato agli studenti la propria condizione attuale e le difficoltà che si trovano a vivere quotidianamente all’interno della Casa Lavoro. «Quando sei detenuto in un carcere sai che quando avrai finito di scontare la tua pena potrai uscire. Qui no, qui è un giudice a stabilire se hai raggiunto determinati parametri per uscire. Nel nostro Paese, purtroppo, i detenuti non sono accompagnati in un percorso di reinserimento. È un limbo, un vero e proprio ergastolo bianco».

Sono state testimonianze forti che sono state attentamente ascoltate dai ragazzi presenti all’iniziativa.

«Da questo incontro potete trarre infiniti spunti di riflessione - ha affermato la vicepreside Paola Marcialis rivolgendosi agli studenti - Questo giorno di scuola è la cosa più utile che abbiamo fatto in questo anno scolastico. Ne sono convinta».



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