Modena. Viaggio dentro ai Molini anima del grano modenese
Nella storica azienda composta da venti silos e strutture all’avanguardia confluiscono un milione di quintali di raccolto all’anno distribuito poi nel mondo
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MODENA. Ci si impolvera la maglia di farina, come da migliore tradizione, quando si visita un mulino, luogo che appunto lavora il grano e il frumento. E sabato accadrà ai visitatori della giornata aperta presso i “Molini industriali”, la storica azienda di via Attiraglio che ieri la Gazzetta di Modena ha visitato in anteprima per illustrare ai lettori cosa accade in un luogo della periferia della città - siamo nei pressi di Albareto - che “lavora” un milione di quintali di materiale l’anno, fornito da centinaia di agricoltori che qua portano il prodotto dei loro campi.
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Chi transita in zona vedrà oltre 20 silos alti circa trenta metri dove è conservato il grano tenero, ma il grosso della lavorazione non si vede e si svolge all’interno. Il percorso lo illustra il presidente dell’azienda Ivano Vacondio che la gestisce rapportandosi con due azionisti, la sua famiglia e quella che detiene anche la maggioranza della nota azienda di abbigliamento Furla, nel Bolognese. Il visitatore sabato entrerà in un grande cortile dove durante tutta la settimana - qua si lavora a turno sette giorni su sette - si spostano decine e decine di camion che portano il grano. E gli stessi camion sono anche pronti al percorso inverso, verso i clienti dei Molini che sono collocati in tutta Italia e anche in molti luoghi all’estero. In questo luogo la storia della produzione modenese si unisce all’innovazione del settore, visto che tutto parte da un mulino della fine dell’Ottocento. Quello spazio oggi è di molte centinai di metri quadrati, con anche la privatizzazione di un tratto di Strada Attiraglio. Ci sono ancora i vecchi appartamenti degli operai che un secolo fa lavoravano qua, perfettamente conservati e restaurati nonostante non siano vincolati.
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C’è anche una vecchia chiesetta, a conferma che questo era un borgo autonomo in tutto e per tutto - la storia dice che il primo mulino risale al 1500 - sul finire del XIX secolo e fino allo scorso inoltrato. Tra l’altro il luogo ha anche un altro pregio straordinario, raccontato da Vacondio: qui durante la seconda guerra mondiale è stato dato ricovero per lungo tempo a una brigata partigiana - c’era anche Emilio Po - che si batteva contro il nazifascismo. Se i silos impressionano, così come le ampie aree dedicate al magazzino con centinaia di confezioni di polenta e di prodotti per pizza e semola fino al vino (ma solo per la Germania), il vero “cuore” dell’azienda è occupata dal moderno mulino.
Questo termine oggi non rende bene il punto nevralgico di Molini Industriali. Si entra infatti in una sorta di torre dove la lavorazione si svolge dal basso verso l’alto. I camion o i silos di stoccaggio depositano infatti il grano nelle prime macchine che iniziano a triturare i grandi. I computer controllano tutto e quando il singolo chicco non è triturato a dovere invece di passare allo step successivo - il prodotto sale di un piano attraverso un sistema ad aria dentro tubi che evitano contaminazioni con insetti e acqua - torna dentro le macine. Mano a mano che il prodotto sale agiscono delle altre strumentazioni - veri e propri setacci - che dividono la crusca dalla farina vera e propria.
Tutto automatico, seguito dagli uomini di Vacondio in una “sala macchine” modernissima, e tutto calibrato al millimetro per giungere in alto lungo questa sorta di procedimento verticale al prodotto vero e proprio. Sua maestà la regina del regno della polenta e della panificazione, la farina: da 100 chilogrammi di grano se ne traggono 75 chili mentre il resto è sottoprodotto che serve ad altri scopi. E così si arriva al prezioso alimento con cui si realizzano il pane e la polenta, gli alimenti che forse di più caratterizzano la storia dell’alimentazione umana.
Del resto che il pane sia fondamentale basta citare due padri della letteratura mondiale che l’hanno posto in loro lavori: Dante nel “Convivio” e Giovanni Verga nella novella “Nedda”, mentre Manzoni scriveva che «se manca il pane, da sempre e ovunque, scoppiano le rivolte».
E SABATO PORTE APERTI AI MODENESI PER UNA VISITA SPECIALE
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