“Per sentito dire” oggi sbarca alla Fenice
Francesco Ricucci presenta il suo primo libro di racconti: quattordici storie appassionate e sincere
Sono quattordici i racconti che compongono “Per sentito dire”, il primo libro di Francesco Ricucci che, edito da Mucchi Editore, sarà presentato nel tardo pomeriggio di oggi, a partire dalle 18.30, presso la libreria La Fenice.
Sarà una serata speciale, quella promossa da Magnificat Art Societas e condotta da Jonathan Sisco con la partecipazione del pittore e scrittore Andrea Saltini.
Il volume parte da un assunto: è facile dire che bisogna essere buoni, il difficile è riuscirci. E anche l’amicizia è una cosa che piace a tutti, ma quanti possono dire di essere stati dei veri, buoni, amici per qualcuno? “Per sentito dire” racconta le storie di quattordici persone che sono riuscite ad ammettere con se stesse la vergogna, la paura, la sensazione di aver commesso un grosso sbaglio, a volte loro malgrado, a volte grazie a grandi fortune e altrettanto grandi sfortune, quasi sempre senza rendersene conto.
Quattordici storie appassionate e sincere, fatte di amicizie e avventure assurde, errori e scoperte, ma anche di bontà, paura e ricordi: il tutto legato dal filo rosso del dubbio, della sorpresa, del sollievo inaspettato, della domanda che non trova risposta perché è essa stessa la chiave del piccolo mistero che risolve.
«La mia passione per la scrittura - spiega Ricucci - scaturisce dal desiderio di parlare di cose che vedo o che sento in giro, cose che per me sono importanti e di cui c’è bisogno di lasciare traccia, una sorta di seconda possibilità di essere salvate».
I racconti del primo libro dell’autore modenese scorrono nel continuo mescolarsi di due tempi, quello di un presente sospeso nel vissuto quotidiano e quello dei ricordi narrati da chi il passato lo ha vissuto per davvero, vivendoci e morendoci con una dignità che inorgoglisce: i padri, i nonni, gli uomini e le donne di prima di noi.
Scrittore asciutto, lucido e svagato, John Fante e J.D. Salinger i suoi modelli, Ricucci afferma di non essersi inventato nessuna delle storie che racconta: due o tre le avrebbe vissute in prima persona - forse quelle di cui vergognarsi maggiormente - le altre le avrebbe ascoltate per caso, da amici e parenti o chiacchierando con i più semplici conoscenti nel corso della vita di tutti i giorni. Forse anche per questo, tra ironia, comicità e stupore sentimentale,
Ricucci riesce a donare alla sua prosa la potenzialità enigmatica di un linguaggio chiaro, che lo identifica pienamente come narratore.
Un’occasione da non perdere, quindi, per cimentarsi con la lettura del libro e confrontarsi con l’autore per rispondere a domande e soddisfare curiosità. (camma)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
