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Sanfelice 1893, l’assemblea del confronto

di Stefano Turcato
Sanfelice 1893, l’assemblea del confronto

Sarà un esame importante per la dirigenza di fronte alle tre associazioni, che avranno un candidato per il Cda

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San Felice 1893 Banca Popolare si appresta a vivere un’assemblea dei soci importante e per certi versi storica, perché sabato 21 aprile al Palazzetto dello sport di Mirandola verrà rinnovato il Cda con l’ingresso di un rappresentante delle tre associazioni di soci che da tempo cercano di stimolare la dirigenza verso scelte innovative. Il malcontento dei soci è soprattutto legato alla difficoltà di vendere sul mercato le proprie azioni della banca.

Fra i rappresentanti delle tre associazioni e la dirigenza è già stato raggiunto un accordo che porterà Gabriele Bergamini nel Cda quale voce dei soci a fianco di Flavio Zanini, attuale presidente, Simona Cosma ed Emer Borsari, gli altri nomi in lista. Il primo accordo del genere in 125 anni di storia della banca. Ma in questo contesto il quotidiano “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato sabato scorso un articolo particolarmente aspro nei confronti della Popolare sanfeliciana. Vi si leggono dati inequivocabili, desunti dal Bilancio della banca, ma che non vengono in alcun modo spiegati e sono collocati in un quadro esclusivamente a tinte fosche, in cui si arriva al punto di assimilare la banca sanfeliciana a realtà come Popolare di Vicenza o Veneto Banca, di recente travolte da debiti mastodontici e gestioni discutibili.

«Il bilancio 2017 presenta 25 milioni di perdite - si legge sul quotidiano economico - patrimonio netto contabile in calo del 23% a 80 milioni, stock di crediti deteriorati lordi a 131 milioni, il 16,3% degli 803 milioni di crediti a clientela, per i quali però è atteso un calo di 21 milioni nel primo semestre 2018. Le azioni scambiate nel 2017 hanno segnato un prezzo medio di 45,32 euro rispetto ai 44,94 del 2016 ma la banca scrive che “il numero di azioni scambiate è stato contenuto ed evidenzia la difficoltà del mercato interno di assorbire le azioni in vendita”. Una verifica ispettiva di Banca d’Italia condotta dall’11 aprile al 16 giugno 2017 ha portato, il 20 settembre 2017, a sanzioni alla banca e al direttore generale Leonello Guidetti per presunte violazioni normative che banca e d.g. respingono».

Questi alcuni dei passi principali dell’articolo, al quale inevitabilmente ora la banca replicherà fornendo la propria interpretazione e spiegazione del Bilancio e della fase attuale vissuta dall’istituto, chiarendo anche gli aspetti relativi ai dipendenti, per i quali non risulta alcuna preoccupazione o dubbio in relazione al futuro occupazionale: su questi ambiti l’articolo adombra ipotesi che non trovano riscontri.

D’altra parte il recente arrivo del presidente Flavio Zanini alla presidenza ha già trovato una rispondenza concreta negli atti della banca proprio nel citato accordo con le associazioni. La linea del confronto con i soci, per vagliare le loro proposte, troverà applicazione ulteriore anche il 21 aprile, in quella che davvero si presenta come la prima assemblea del confronto, magari acceso ma presumibilmente in un ambito di correttezza.

E passando ai numeri, basta parlare con qualcuno dei soci più avveduti ed esperti per verificare che la banca esprime valori fondamentali rassicuranti: una buona liquidità data dal rapporto tra impieghi e raccolta diretta che si mantiene circa all’80%, una solidità patrimoniale con l’indice CET1 ratio che si attesta fra il 14% e il 15%, largamente al di sopra della media nazionale e dei valori richiesti dal regolatore.

Riguardo la perdita di 25 milioni di euro, è doveroso ricordare le motivazioni: la perdita non si deve a una gestione negativa ma alla scelta di effettuare una sostanziosa azione di accantonamento sui crediti deteriorati (25,6 milioni di euro) che ha portato a ottenere un livello di coperture del 53,4%. Dato significativo se analizzato nel suo andamento storico: infatti a fine 2013 non superava il 24%. Semmai la banca presenta un bilancio in cui la gestione caratteristica (il cosiddetto margine di intermediazione) esprime un risultato molto positivo, pari a 28,5 milioni di euro (in crescita del 7,29%): i ricavi da margine di interesse (+6,8%) e da commissione e servizi (+16,2%) coprono abbondantemente i costi operativi della struttura generando un disavanzo positivo. Nell’ultimo triennio si registrano valori di crescita del 42,9 per cento, nettamente superiori alla media del sistema bancario nazionale.

Una base di partenza importante per il prossimo Piano industriale, che sarà presentato in assemblea e prevede una puntuale gestione dei crediti deteriorati, il contenimento dei costi, mantenimento della ritrovata redditività e miglioramenti organizzativi, graduale ritorno verso il dividendo e la possibilità di cogliere in prospettiva l’opportunità di partnership con altri istituti.



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